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22 paesi in “crisi prolungata”

Crisi alimentari ricorrenti ed altissima percentuale di sottonutriti

Foto: ©FAO/Danfung Dennis
Afghanistan - Un agronomo della FAO fornisce consulenza sul campo ad un contadino
Roma, 6 ottobre 2010 - Sono ventidue i paesi che si trovano ad affrontare crisi alimentari ricorrenti ed un'altissima prevalenza di sottonutriti, conseguenza degli effetti combinati di disastri naturali, conflitti ed istituzioni deboli.  Questi paesi si trovano in una situazione definita di "crisi prolungata" dal rapporto congiunto FAO/PAM (Programma Alimentare Mondiale) State of Food Insecurity in the World 2011 (SOFI - Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo), pubblicato oggi.

Fame cronica ed insicurezza alimentare sono le caratteristiche più comuni di una crisi prolungata.  In media la proporzione delle persone che sono sottonutrite in paesi che devono fare i conti con questi problemi complessi, è di circa tre volte più alta che negli altri paesi in via di sviluppo.

166 milioni di sottonutriti

Il rapporto stima che siano più di 166 milioni le persone sottonutrite nei paesi in crisi prolungata - circa il 20 per cento delle persone che soffrono la fame al mondo, ma più di un terzo del totale, se si escludono grandi paesi come India e Cina.

Buona parte degli aiuti a questi paesi vengono dati nella forma di aiuti alimentari umanitari d'emergenza che non solo aiutano a salvare vite umane, ma forniscono anche un investimento per il futuro del paese, preservando e rafforzando il capitale umano e le condizioni di vita, fondamento della stabilità e dello sviluppo futuri.  Quando affiancati da altri strumenti come denaro o voucher, e se vanno a sostegno dell'acquisto di prodotti agricoli locali, si massimizza la possibilità che l'assistenza alimentare umanitaria diventi la base per raggiungere una sicurezza alimentare nel lungo periodo.

Nelle scorse settimane la FAO aveva anticipato che sono 925 milioni le persone al mondo che vivono in condizioni di fame cronica, 98 milioni in meno rispetto al miliardo e 20 milioni del 2009.  Questo calo è stato attribuito alle migliori prospettive economiche nel 2010 ed al ribasso dei prezzi alimentari a partire dalla metà del 2008.

Un circolo vizioso

"Dovendo fare i conti con così tante difficoltà, non c'è da stupirsi che le crisi prolungate possano diventare un circolo vizioso che si autoalimenta", si legge nella prefazione al rapporto SOFI firmata congiuntamente dal Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, e dalla Direttrice Esecutiva del PAM, Josette Sheeran.  "Sono enormi minacce che incombono su vite umane e mezzi di sussistenza, la ripresa di questi paesi potrebbe diventare sempre più difficile col passare del tempo".

Per la prima volta FAO e PAM offrono una definizione chiara di crisi prolungata che contribuirà a migliorare gli aiuti umanitari.  Vengono considerati in crisi prolungata quei paesi che hanno registrato una crisi alimentare per otto anni consecutivi o più, che ricevono più del 10 per cento degli aiuti internazionali nella forma di soccorsi umanitari e che sono nella lista dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare.

A livello mondiale, circa il 10 per cento del totale degli aiuti pubblici allo sviluppo (ODA) viene dato nella forma di assistenza umanitaria, ma nei paesi in crisi prolungata, quella percentuale è molto più alta.  In Somalia, per esempio, il 64 per cento degli aiuti è nella forma di assistenza umanitaria ed in Sudan la percentuale è del 62 per cento.  A livello mondiale questi paesi ricevono quasi il 60 per cento del totale degli aiuti umanitari.

La strada per la ripresa

La FAO ed il PAM hanno sollecitato un ripensamento profondo di come vengono dati gli aiuti umanitari ai paesi in crisi prolungata. Gli aiuti pubblici devono reimpostare le proprie priorità su soluzioni di lungo periodo, rafforzando la capacità produttiva dei paesi vulnerabili e la loro capacità di resistenza agli shock esterni, continuando nel frattempo a promuovere attività volte a salvare vite umane e proteggere i mezzi di sussistenza.  Circa i due terzi dei paesi in crisi prolungata ricevono meno assistenza allo sviluppo per persona che la media dei paesi meno sviluppati.

Ma soprattutto, l'agricoltura riceve solo tra il tre ed il quattro per cento dei fondi destinati allo sviluppo ed all'assistenza umanitaria, anche se essi rappresentano circa un terzo del loro prodotto interno lordo e sono la principale fonte di cibo e di reddito per quasi due terzi della popolazione.

Assistenza mirata

"Le crisi prolungate vanno affrontate con assistenza mirata e specificatamente pensata", scrivono nell'introduzione Diouf e la Sheeran.  "Occorre inoltre intervenire con urgenza per proteggere vite umane e mezzi di sussistenza, ed aiutare così i paesi a rimettersi in piedi".

"L'esperienza in molti paesi insegna che avviare attività di assistenza di lungo periodo nell'ambito delle istituzioni locali esistenti, o rinnovate, rappresenta la migliore speranza di sostenibilità e di un miglioramento reale della sicurezza alimentare.  Meccanismi di protezione sociale, come pasti scolastici, programmi di denaro e cibo in cambio di lavoro e voucher, possono fare la differenza nel lungo periodo".

Un'altra misura che si è dimostrata estremamente efficace è stata quella di stimolare i mercati mediante l'acquisto degli aiuti alimentari sui mercati locali.

I risultati del rapporto sulla fame saranno discussi alla prossima riunione della Commissione sulla sicurezza alimentare mondiale - di recente riformata - che si tiene a Roma presso la FAO dall'11 al 16 ottobre 2010.  La CFS è un organismo intergovernativo che opera come forum all'interno del sistema delle Nazioni Unite per esaminare e seguire lo sviluppo delle politiche relative alla sicurezza alimentare mondiale, alla produzione ed all'accesso fisico ed economico al cibo.