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Si apre l’Anno internazionale delle foreste

La FAO presenta il rapporto sullo stato delle foreste nel mondo (SOFO)

Foto: ©FAO/Giulio Napolitano
Milioni di persone dipendono dalle foreste come fonte di acqua, cibo, aria salubre e sussistenza.

Roma/New York, 2 febbraio 2011 - I milioni di persone che dipendono dalle foreste per la propria sopravvivenza svolgono un ruolo esenziale nella gestione, nella conservazione e nello sviluppo sostenibili delle foreste mondiali.  Ciononostante, i loro diritti ad usare e trarre beneficio dalle risorse forestali spesso non vengono tenuti nella giusta considerazione, afferma il nuovo rapporto della FAO Lo stato delle risorse forestali mondiali (SOFO 2011), presentato oggi a New York nel corso della cerimonia che ha aperto l'Anno Internazionale delle Foreste.

"Nel corso dell'Anno Internazionale delle Foreste sarà importante riuscire a mettere in evidenza il rapporto che esiste tra le persone e le foreste ed i benefici che possono derivare quando le foreste sono gestite dalle popolazioni locali in modo sostenibile ed innovativo", ha affermato Eduardo Rojas, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Foreste.

Verso un'economia "più verde"

L'accresciuto interesse per la sostenibilità sociale ed ambientale offre all'industria forestale una grande opportunità di rinnovarsi e ristrutturarsi, non solo per riuscire a rispondere alle esigenze del XXI secolo, ma anche per far cambiare la percezione di molti consumatori che spesso hanno sensi di colpa nell'usare il legno, poiché ritengono sbagliato dal punto di vista etico tagliare gli alberi.

Il rapporto FAO sottolinea come, al contrario, l'industria forestale possa essere parte importante di un'economia "più verde", e come i prodotti legnosi abbiano caratteristiche ambientali che possono interessare le persone.  Il legno ed i prodotti legnosi in quanto materiali naturali provengono da risorse rinnovabili che immagazzinano carbonio, e possono essere riciclati.

Una maggiore efficienza energetica

L'industria forestale risponde alle molte preoccupazioni sollevate dal punto di vista ambientale e sociale cercando di migliorare l'uso delle risorse nella direzione di una loro maggiore sostenibilità, facendo maggiore uso di materiali da scarto per i propri prodotti, aumentando l'efficienza energetica e riducendo le emissioni.

Ne è un esempio il fatto che nel 2010 il 37 per cento del totale della produzione forestale è derivata da carta riciclata, scarti di legno e fibre non legnose, e questa percentuale è probabile possa arrivare al 45 per cento nel 2030, principalmente in Cina ed India.

Non solo, ma la maggior parte dei prodotti legnosi solidi, come segatura e compensato, vengono adesso prodotti con un relativo basso impiego di energia, e questo vuol dire che la loro produzione ed il loro uso ha un'impronta di carbonio bassa, ulteriormente rafforzata dal fatto che i prodotti legnosi immagazzinano carbonio.  La produzione di carta e di pasta di cellulosa ha una più alta intensità energetica ma vi è crescente pressione affinché si riducano l'intensità energetica e le emissioni di carbonio mediante l'adozione di migliori tecnologie e lo scambio di quote d'emissione.

Molti governi ritengono che l'industria forestale abbia in sé la potenzialità di promuovere una "economia più verde" mediante per esempio l'impiego di bioenergia, di attività di promozione del legno e di nuovi prodotti e biomateriali legnosi.

Ridurre le emissioni e sostenere le comunità locali

Il rapporto FAO sottolinea la necessità che si intervenga al più presto per proteggere le foreste, che offrono mezzi di sostentamento alle comunità locali, dagli effetti del cambiamento climatico.

Le recenti decisioni prese a Cancun nel dicembre 2010 sul REDD+ (Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado delle foreste) dovrebbero essere inserite in una più ampia riforma della governance forestale e consentire la partecipazione delle popolazioni indigene e delle comunità locali.  Secondo il rapporto, i loro diritti dovrebbero essere rispettati in tutte le attività e strategie nazionali del REDD+.

Secondo il rapporto i paesi dovranno adottare leggi per chiarire i cosiddetti "carbon rights" ed assicurare una distribuzione equa di costi e benefici dai programmi REDD+.

Sottovalutate le strategie di adattamento

Mentre gli interventi forestali previsti dal REDD+ per mitigare gli effetti del cambiamento climatico stanno ricevendo attenzione e finanziamenti, il ruolo delle foreste nell'adattamento al cambiamento climatico nonostante sia decisivo è stato spesso sottovalutato dai governi.  A questo riguardo il rapporto sottolinea l'importante contributo delle foreste al raggiungimento di strategie nazionali di adattamento.

Adeguate misure forestali possono ridurre l'impatto del cambiamento climatico su ecosistemi e settori della società particolarmente vulnerabili.  Se per esempio si mettesse un freno all'abbattimento delle mangrovie (un quinto delle quali dal 1980 ad oggi si stima sia andato perduto) aiuterebbe a proteggere le coste dalle tempeste sempre più intense e dagli tsunami che sempre più frequenti le colpiscono.  Piantare foreste ed alberi a fini di protezione ambientale e per produrre reddito potrebbe aiutare le popolazioni povere che vivono in paesi aridi ad essere meno soggetti alla siccità.  

Tra gli esempi positivi di misure di adattamento nei paesi in via di sviluppo il rapporto cita lo sviluppo e la conservazione delle mangrovie in Bangladesh, la prevenzione degli incendi boschivi a Samoa ed i programmi di rimboschimento ad Haiti.

Il rapporto fa notare che il legame esistente tra foreste, condizioni di vita rurali e stabilità ambientale evidenzia la necessità di un robusto sostegno finanziario alle misure di adattamento forestale al cambiamento climatico.

"Senza questa dovuta attenzione alle questioni ed istanze a livello locale, vi è il rischio di corrodere modi tradizionali di vita e minacciare alcune delle foreste tra le più varie dal punto di vista biologico e tra le più importanti dal punto di vista ambientale", conclude il rapporto.