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La fame in zone di conflitto continua ad intensificarsi

La FAO e il WFP aggiornano il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sugli “hot spot” di insicurezza alimentare e sulla necessità di sostegno umanitario continuato

CORRIGENDUM: Una versione precedente di questo comunicato rilasciato il 29 gennaio 2018 indicava che il 26 della popolazione in Ucraina è soggetta ad una situazione di fame acuta. La cifra corretta è 2,6 percento, a dire 2,6 percento della popolazione totale in Ucraina ha bisogno di assistenza alimentare.

L'errore era dovuto ad un errore tipografico nel rapporto che è stato corretto.

29 gennaio 2018, Roma – La sicurezza alimentare nelle zone colpite da conflitto continua a deteriorarsi, e lo sforzo per portare cibo e sostegno ai mezzi di sussistenza nelle comunità colpite rimane di estrema importanza, hanno affermato la FAO e il WFP al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L’ultimo rapporto per il Consiglio sull’insicurezza alimentare copre 16 paesi: Afghanistan, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Guinea-Bissau, Haiti, Iraq, Libano (per la situazione dei rifugiati siriani), Liberia, Mali, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Repubblica Araba Siriana, Ucraina e Yemen, oltre alla regione transfrontaliera del bacino del lago Ciad.

In quasi la metà di queste zone, fa notare il rapporto, un quarto o più della popolazione è colpita da situazioni di insicurezza alimentare a livello di “crisi” o di “emergenza”, secondo le categorie della Scala IPC per la classificazione dell’insicurezza alimentare. Nello specifico:

Paesi dove oltre ¼ della popolazione soffre di fame acuta

% di popolazione colpita

Numero di persone colpite

Yemen

60%

17 milioni

Sud Sudan

45%

4,8 milioni

Siria

33%

6,5 milioni

Libano

33% (due to large numbers of Syrian refugees)

1,9 milioni

Repubblica Centrafricana

30%

1,1 milioni

Afghanistan

25%

7,6 milioni

Somalia

25%

3,1 milioni



Ma questi non sono gli unici paesi a destare una seria preoccupazione.

Nella Repubblica Democratica del Congo – dove la grave situazione di insicurezza alimentare è stata adombrata da crisi in altre regioni dell’Africa – la situazione si sta rapidamente deteriorando, avvisa il rapporto: l’11% della popolazione è in fase IPC di “crisi” o superiore, con fino a 7,7 milioni di persone colpite da una situazione di fame acuta.

In Sudan, 3,8 milioni di persone sono in fase IPC di “crisi” o superiore; in Iraq 3,2 milioni di persone; 2,9 nel bacino del Lago Ciad; 1,8 e 1,3 milioni rispettivamente in Burundi e Haiti. (Leggi il rapporto FAO-WFP completo).

Il conflitto favorisce la fame


C’è un elemento comune a tutte le differenti situazioni di insicurezza alimentare nei 16 paesi monitorati: il conflitto.

L’intensificazione dei conflitti è la causa principale alla base del recente aumento della fame nel mondo dopo decenni di costante declino, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare globale.

Il numero di persone colpite dalla fame è salito a 815 milioni nel 2016, quando nel 2015 erano 777 milioni sottolinea il rapporto pubblicato lo scorso ottobre. La maggior parte degli affamati – 489 milioni di persone – vive in zone di conflitto.

La sicurezza alimentare è essenziale alla pace


Il rapporto FAO-WFP è l’aggiornamento più recente che le due agenzie forniscono su base semestrale al Consiglio di Sicurezza dell’ONU riguardo alla sicurezza alimentare nei paesi formalmente monitorati.

L’ iniziativa rientra in un più ampio sforzo per monitorare le crisi alimentari a livello globale e fornire una risposta coordinata, come riportato dal Global Report on Food Crisis and its associated Global Network Against Food Crises. 

Lanciato inizialmente dalla FAO, dal WFP e dall’ Unione Europea, questo esercizio vede ora il coinvolgimento di una rete di partner e donatori che includono: il Famine Early Warning Systems Network (FEWS NET), la FAO, l’Africa’s Intergovernmental Authority (IGAD), The Permanent Interstate Committee for Drought Control in the Sahel (CILSS), UNICEF, l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari  (OCHA), il WFP e USAID.

Lo sforzo riflette il nuovo consenso sul fatto che per raggiungere uno sviluppo sostenibile, la sicurezza alimentare e gli obiettivi in materia di nutrizione, l’azione a sostegno di mezzi di sussistenza resilienti (e quindi in grado di affrontare shock) devono essere combinati con attività di peace-building e di risoluzione dei conflitti. Investire nella sicurezza alimentare può rafforzare gli sforzi per prevenire situazioni di conflitto e raggiungere una pace duratura.

Photo: ©FAO
Terra bruciata in Sud Sudan, quello che resta dopo una razia di bestiame.

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