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Mali: a rischio l’imminente stagione della semina, essenziale sostenere il settore agricolo

Il Direttore Generale della FAO e il Ministro dell’Agricoltura del Mali sottolineano la necessità di riavviare la produzione alimentare locale e rafforzare la capacità di risposta delle comunità

Foto: ©FAO/Jeanette Van Acker
Il 75% della popolazione del Mali dipende dall’agricoltura per la propria sopravvivenza
Roma, 15 febbraio 2013 - Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell'Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.

Il Ministro Berthè ha sottolineato l'importanza di assistere i contadini che ritornano nelle aree dove sono migliorate le condizioni di sicurezza, e la necessità di rafforzare la capacità di risposta degli agricoltori in tutto il paese.

"La principale stagione produttiva del Mali è prevista per maggio. Con il continuo evolversi delle condizioni di sicurezza nel paese, la FAO, le agenzie partner e la comunità internazionale devono fare tutto il possibile per aiutare il governo del Mali a dare assistenza ai contadini che fanno ritorno alle proprie terre a ricominciare a produrre cibo, laddove le condizioni di sicurezza lo consentono", ha affermato Graziano da Silva.  "Il Mali non può permettersi di perdere la prossima stagione produttiva".

Complessivamente si stima che nel paese vi siano 2 milioni di persone che soffrono d'insicurezza alimentare.  Metà di essi si trovano nel nord del paese, ma gli effetti persistenti della crisi del 2011-12, provocata da un sovrapporsi di fattori, siccità, prezzi cerealicoli sostenuti, degrado ambientale associati alla situazione di insicurezza nel paese che ha costretto tanti a lasciare le proprie case, ha significato che un altro milione di persone nel sud del paese soffre di insicurezza alimentare.

Sfollati e rifugiati

Sono più di 400.000 le persone che, da quando è scoppiato il conflitto nel nord del paese l'anno scorso, hanno dovuto lasciare le proprie case, situazione che ha esacerbato la crisi già esistente.

Molti degli sfollati sono contadini, rifugiati nei campi profughi o accolti in famiglie nei confinanti Burkina Faso, Mauritania e Niger. Altri piccoli agricoltori si sono temporaneamente trasferiti nel sud del paese, accentuando la pressione sulle risorse alimentari locali.

Sebbene alcuni abbiano iniziato a fare rientro nelle proprie case, non hanno potuto riprendere a coltivare la terra per la mancanza di attrezzi, di sementi, di bestiame necessari per riavviare la produzione. Per altro, nonostante la situazione nel nord sia in parte migliorata, la maggior parte dei mercati sono ancora chiusi.

Le famiglie fanno affidamento sulle scarse riserve alimentari domestiche, e saranno costrette a dipendere dal mercato proprio quando comincerà la stagione "magra" ed i prezzi saranno al loro massimo.  Potrebbero dover ricorrere a consumare o vendere le riserve di sementi destinate alla semina, come pure vendere attrezzi agricoli e derrate per tirare avanti.

Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) sta distribuendo derrate alimentari d'emergenza a profughi e sfollati (per saperne di più) con l'obiettivo di portare aiuti alimentari salva vita a circa 564.000 persone in Mali e nei paesi confinanti.

Nel loro incontro Berthè e Graziano da Silva hanno tuttavia sottolineato che in aggiunta a questi aiuti d'emergenza, è assolutamente necessario far partire la produzione alimentare prima dell'imminente stagione produttiva che va da maggio a luglio.

Per migliorare la sicurezza alimentare del Mali nel lungo periodo sarà essenziale risolvere il conflitto in corso e ristabilire situazioni di sicurezza in tutto il paese.

Ripristinare i mezzi di sussistenza

La FAO ha chiesto circa 12 milioni di dollari per portare assistenza umanitaria ed aiutare circa 490.000 famiglie non solo a far fronte agli effetti della passata siccità, ma anche a ricostruire più robusti mezzi di sussistenza e sistemi agricoli più resistenti alle crisi tramite un'ampia gamma di aiuti all'agricoltura ed al bestiame.  Inoltre la FAO stima che saranno necessari ulteriori 10 milioni di dollari per assistere sfollati e profughi a far ritorno a far ritorno alle proprie case e riprendere a coltivare la terra.

Questo significala fornire sementi di qualità, di attrezzi e forniture agricole, servizi sanitari veterinari, oltre a programmi di divulgazione agricola per offrire agli agricoltori i mezzi e le conoscenze per produrre, trasformare e conservare meglio i propri prodotti (per maggiori dettagli).

Nei colloqui con Graziano da Silva, il Ministro Berthè ha ribadito l'importanza di rafforzare gli esistenti progetti di irrigazione che si sono dimostrati molto efficaci nel combattere la siccità, come pure dare assistenza agli allevatori per ricostituire  il patrimonio zootecnico andato perduto.

Il conflitto ha anche interrotto la capacità della FAO di monitorare gli spostamenti delle locuste in Mali, e Berthe e Da Silva hanno auspicato di riprendere al più presto l'attività di monitoraggio per scongiurare una possibile insorgenza di infestazioni dopo le piogge estive.