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La FAO saluta Nelson Mandela, campione del diritto all’alimentazione

Il Direttore Generale dell’agenzia per la lotta alla fame, ricorda l’ex presidente sudafricano

UN Foto/Pernaca Sudhakaran
Nelson Mandela, allora Vice Presidente del partito sudafricano ANC (African National Congress), alle Nazioni Unite. New York, 22 giugno 1990.
6 dicembre 2013, Roma - "Abbiamo perso uno dei difensori più appassionati del diritto all'alimentazione" ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO alla notizia della morte di Nelson Mandela, ex presidente del Sud Africa.

"Vero campione dei diritti umani, Nelson Mandela aveva ben chiaro il fatto che la fame di milioni di persone è una cosa ingiusta e insostenibile" ha detto Graziano da Silva.

"Alla FAO, nel corso degli anni, siamo stati ispirati dai ripetuti appelli di Mandela ad affrontare la fame e i molti mali sociali ed economici che ne sono la causa o l'effetto, in un mondo di relativa abbondanza".

"Mandela aveva capito che un uomo, una donna o un bambino affamati non saranno mai liberi. Aveva capito che eliminare la fame non era tanto una questione di produrre più cibo quanto un una questione di impegno politico per fare sì che la gente abbia acceso alle risorse e ai servizi necessari per comprare o per produrre da se cibo sufficiente e nutriente" ha continuato Graziano da Silva.

Dal 2009, le Nazioni Unite hanno proclamato il 18 luglio Giornata Mondiale di Nelson Mandela. Graziano da Silva ha sottolineato che in occasione delle celebrazioni del suo 95esimo compleanno lo scorso 18 luglio, il governo sudafricano aveva scelto, a giusto titolo, di mettere in luce le questioni della sicurezza alimentare e della nutrizione, anche se l'anziano padre della nazione sudafricana e militante contro l'apartheid era troppo malato per partecipare.

"Nelson Mandela è stato una mia personale fonte di ispirazione nei 30 anni di lavoro che ho dedicato a migliorare la sicurezza alimentare del mondo, e continuerà a ispirare il nostro lavoro alla FAO" ha affermato Graziano da Silva.

"Gli siamo debitori per aver alzato la voce contro la fame. Ma soprattutto dobbiamo agli ancora 842 milioni di persone che oggi soffrono la fame cronica nel mondo l'impegno di raddoppiare i nostri sforzi per eliminare la fame nell' arco della nostra generazione".