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2050: Un terzo di bocche in più da sfamare

La produzione alimentare dovrà aumentare del 70% - la FAO convoca un Forum di Esperti di Alto Livello

 

23 settembre 2009, Roma - Produrre il 70% di cibo in più per i 2,3 miliardi in più di persone che ci saranno nel 2050, al tempo stesso combattendo i problemi della povertà e della fame, usando in maniera più efficiente le scarse risorse naturali e adattandosi al cambiamento climatico, sono queste le principali sfide che il settore agricolo a livello mondiale si troverà ad affrontare nei prossimi decenni, secondo un rapporto della FAO pubblicato oggi.      


L'agenzia dell'ONU sta organizzando un Forum di Esperti di Alto Livello, che si terrà a Roma il 12 e 13 ottobre 2009, per discutere le strategie su "Come Nutrire il Mondo nel 2050". Il Forum riunirà circa 300 tra i maggiori esperti del mondo accademico, di istituzioni non governative e del settore privato, provenienti da paesi in via di sviluppo e da paesi sviluppati. Il Forum preparerà il terreno per il Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre 2009.


Un cauto ottimismo


"La FAO è cautamente ottimista riguardo le possibilità del mondo di produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale nel 2050", ha dichiarato il Vice-Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem. Egli ha però anche sottolineato che riuscire a sfamare tutti per quella data non sarà così automatico e bisognerà affrontare numerose sfide.


Ghanem ha ribadito la necessità di un'adeguata struttura socio-economica al fine di affrontare gli squilibri e le disuguaglianze esistenti, di assicurare che ogni essere umano nel mondo abbia accesso al cibo di cui ha bisogno e che la produzione alimentare sia realizzata in modo da ridurre la povertà, tenendo al tempo stesso conto dei limiti imposti dalle risorse naturali. Le stime a livello globale mostrano che oltre agli investimenti previsti saranno necessari cospicui investimenti ulteriori per garantire l'accesso al cibo, altrimenti circa 370 milioni di persone, quasi il 5% della popolazione dei paesi in via di sviluppo, potrebbero ancora soffrire la fame nel 2050. 


Secondo le ultime stime ONU, la popolazione mondiale aumenterà dagli attuali 6,8 miliardi a 9,1 miliardi nel 2050 - un terzo in più di bocche da sfamare rispetto ad oggi. Tale crescita della popolazione avverrà quasi per intero nei paesi in via di sviluppo. Si prevede che la popolazione dell'Africa subsahariana crescerà più velocemente (una crescita del 108%, pari a 910 milioni di persone in più), mentre in Asia orientale e sud-orientale crescerà più lentamente (una crescita dell'11%, pari a 228 milioni di persone in più). 


Nel 2050, circa il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città e nelle aree urbane, rispetto all'attuale 49%. 


La domanda di cibo


Si stima che la domanda di beni alimentari continuerà ad aumentare, come conseguenza della crescita della popolazione e dell'incremento dei redditi. La domanda di cereali (per l'alimentazione umana e del bestiame) è prevista raggiungere circa 3 miliardi di tonnellate nel 2050. La produzione cerealicola annuale dovrà aumentare di almeno un miliardo di tonnellate  (a partire dagli attuali 2,1 miliardi), mentre la produzione di carne dovrà aumentare di oltre 200 milioni di tonnellate per raggiungere nel 2050 un totale di 470 milioni di tonnellate, di cui il 72% verrà consumato nei paesi in via di sviluppo (dove oggi se ne consuma il 58%).


La produzione di bio-combustibili potrebbe anch'essa contribuire all'aumento della domanda di beni alimentari, a seconda dell'andamento dei prezzi dell'energia e delle politiche adottate dai governi. 


La terra  


Sebbene il 90% della crescita della produzione agricola è prevista derivare da un aumento dei rendimenti delle colture e da una maggiore intensità di sfruttamento agricolo, le terre coltivabili dovranno aumentare di circa 120 milioni di ettari nei paesi in via di sviluppo, specie nell'Africa subsahariana e in America latina. Nei paesi sviluppati invece, si prevede che le terre coltivabili diminuiranno di circa 50 milioni di ettari, sebbene su tale trend possa influire inversamente la domanda di bio-carburanti.


A livello globale, ci sono ancora terre sufficienti a nutrire la popolazione mondiale futura. La FAO ha però avvertito che gran parte di tali terre potenzialmente coltivabili è adatta solo a certi tipi di colture -che possono non essere quelle di cui c'è maggior domanda- ed è concentrata in un ristretto numero di paesi.


Inoltre, molte delle terre non ancora sfruttate spesso presentano problemi legati alla presenza di sostanze chimiche dannose, alla predisposizione ad epidemie o alla mancanza di infrastrutture, che non sono facilmente risolvibili. Saranno quindi necessari notevoli investimenti per poterle rendere effettivamente produttive. Parte delle terre potenzialmente sfruttabili sono poi coperte dal manto forestale, o sono soggette all'espansione degli insediamenti urbani. Un gran numero di paesi, in particolare in Medio Oriente/Nord Africa e in Asia meridionale, hanno già raggiunto o stanno per raggiungere il limite delle terre disponibili.      


L'acqua  


Si prevede che il consumo di acqua per l'irrigazione dei campi aumenterà ad un tasso più modesto, grazie alla ridotta domanda e ad una maggior efficienza nell'uso dell'acqua, ma crescerà comunque di quasi un 11% per il 2050. A livello globale, le risorse idriche sono sufficienti ma distribuite in maniera diseguale, tanto che la scarsità d'acqua raggiungerà livelli preoccupanti in un crescente numero di paesi, o di regioni interne ai paesi, in particolare in Medio Oriente/Nord Africa e in Asia meridionale. Utilizzare una minor quantità d'acqua riuscendo al tempo stesso a produrre più cibo sarà cruciale per affrontare i problemi legati alla scarsità delle risorse idriche. Tale scarsità potrebbe inoltre essere aggravata da alterazioni negli schemi delle precipitazioni causate dal cambiamento climatico. 


Il potenziale produttivo agricolo


Tutto considerato, il potenziale di crescita della produzione agricola per poter nutrire la popolazione mondiale in aumento sembra essere considerevole, afferma la FAO. "Se vengono approntati gli appropriati incentivi socio-economici, vi sono ancora degli ampi gap produttivi ‘colmabili' (per esempio, le differenze tra la produzione agro-ecologica ottenibile e quella effettiva) che possono essere sfruttati. Il timore che la produzione agricola stia raggiungendo il suo tetto massimo non sembra essere giustificato, se non in rarissimi casi particolari."


Meno gente affamata


La FAO ha sollecitato degli interventi più decisi per ottenere progressi più rapidi verso l'obiettivo della riduzione e dell'eliminazione della fame e della povertà nel mondo. Gli investimenti nell'agricoltura primaria dovrebbero diventare una priorità ed essere aumentati di circa il 60%, poiché l'agricoltura non solo produce cibo ma genera anche redditi e favorisce la sussistenza nelle aree rurali.


La riduzione della povertà richiede inoltre investimenti nelle infrastrutture rurali (strade, porti, elettricità, sistemi di stoccaggio e d'irrigazione); investimenti nelle istituzioni, nella ricerca, nello sviluppo dei servizi, nei diritti di proprietà terriera, nella gestione del rischio, nei sistemi di controllo veterinario e della sicurezza alimentare; ed anche investimenti nel settore non agricolo, come per esempio la creazione di reti di sicurezza alimentare o trasferimenti monetari ai più bisognosi.


Senza sviluppo ed investimenti nelle aree rurali dei paesi poveri, il bisogno e le disuguaglianze rimarranno estese, sebbene assai meno di quanto lo siano oggi, secondo la FAO.