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Nuove misure per tutelare gli uccelli marini vittime della pesca con il palamito

Urgono misure di protezione anche per la pesca con le reti

©AFP/Jupiterimages/Manabu Ogasawara
Sono a rischio molte specie di albatri.
Roma, 22 settembre 2008 - Le misure introdotte in anni recenti per proteggere gli uccelli marini dalla pesca con il palamito, sono riuscite a ridurne notevolmente l’uccisione accidentale, e gli esperti adesso sollecitano misure similari per altre forme di pesca commerciale in zone dove gli uccelli marini sono a maggior rischio.

Secondo i dati in possesso della FAO, in Cile i danni collaterali provocati dalla pesca con il palamito - che nel 2002 hanno causato la morte di 1.600 uccelli, 1.500 dei quali albatri – nel 2006 sono stati azzerati. Buoni risultati si sono anche conseguiti nell’Oceano Antartico meridionale dove nel 2007 si sono ridotte a zero le morti di uccelli marini causate dalla pesca, che nel 1996 erano stati 6.500, e nelle acque australiane dove le catture accidentali sono scese da 2000 a 200.

Sono state adottate misure per diminuire questi effetti deleteri della pesca sugli uccelli marini, in particolare albatri e procellarie, in 10 paesi: Sudafrica, Australia, Cile, Canada, Brasile, Giappone, Uruguay, Stati Uniti, Argentina e Namibia. Queste misure sono comprese in piani di azione nazionale, più precisamente nei “Piani di Azione Nazionale per la riduzione della cattura accidentale degli uccelli marini nella pesca con il palamito (NPOAs l’acronimo inglese) gestiti dai singoli paesi nell’ambito del Piano Internazionale d’Azione per ridurre la cattura accidentale di uccelli marini nella pesca con il palamito, sviluppato dalla FAO e approvato dai paesi membri nel 1999.

Metodi più efficaci

La FAO ha organizzato, meno di un mese fa, un seminario di esperti a Bergen, in Norvegia, per cercare di aiutare i paesi a mettere in pratica in modo più efficace questo Piano Internazionale di Azione (IPOA). Tra le “buone pratiche” raccomandate vi è l’estensione delle misure di salvaguardia degli uccelli marini alla pesca a traino e a quella con reti a imbrocco, in zone ad elevata densità di uccelli marini.

In mancanza di misure di protezione, l’impatto della pesca su specie già a rischio potrebbe essere notevole. Particolarmente minacciati gli albatri, 18 specie dei quali - su un totale di 22 - sono classificate a rischio d’estinzione. Tuttavia, dice l’esperto senior della Divisione Pesca della FAO, Francis Chopin, “se settore industriale e governi lavorano insieme, l’impatto della pesca può essere ridotto sensibilmente”.

Nella pesca con il palamito, che è impiegata per esempio per il tonno, per il pesce spada e per l’aguglia, le imbarcazioni trascinano reti molto lunghe che hanno sino a 2500 uncini con esca. Gli uccelli marini, seguendo le navi si immergono per prendere l’esca ed in mancanza di protezioni restano agganciati e muoiono. Nella pesca a traino, grandi uccelli come albatri e procellarie non riescono a districarsi dai cavi, mentre gli uccelli che pescano immergendosi vi rimangono impigliati.

Il sistema ad ombrello

Un’efficace forma di protezione attualmente usata in Cile per catturare il merluzzo della Patagonia, è rappresentato dal “sistema ad ombrello” in cui gli ami vengono avvolti da maniche di rete a maglia stretta, di forma conica, che impediscono agli uccelli marini di agganciare l’esca quando i palamiti vengono lanciati in mare.

Sebbene originariamente pensati per proteggere le balene, questi sistemi ad ombrello sono stati molto efficaci nel diminuire le morie di uccelli. Tra le altre misure vi è l’installazione di bandierine aeree per scoraggiare gli uccelli dal tuffarsi dall’alto per seguire l’esca.

Contatto:
Christopher Matthews
Ufficio stampa FAO
christopher.matthews@fao.org
(+39) 06 570 53762
(+39) 349 5893 612 (cell.)