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La manioca torna sulle mense degli africani

In Africa è il cibo base di oltre un milione e mezzo di persone

Roma/Bruxelles, 14 Novembre 2008 - Dopo anni in cui a causa di un virus devastante la produzione di manioca - uno degli alimenti più diffusi in Africa - è andata perduta, gli agricoltori della regione dei Grandi Laghi sono oggi tornati ad avere buoni raccolti fa sapere la FAO, che saluta questo risultato come una pietra miliare del solido partenariato tra l'agenzia ONU e l'Unione Europea.

In tempo per l'ultima stagione di semina, sono state distribuite piantine di manioca immuni dal virus a circa 330.000 piccoli proprietari nei paesi colpiti: Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda, a beneficio di circa 1,65 milioni di persone.

"Il fatto di avere di nuovo la manioca sulle mense è di grande importanza, specialmente per i gruppi più vulnerabili, quest'anno già colpiti molto duramente dalla crisi alimentare mondiale", ha detto Eric Kueneman, responsabile del Servizio Raccolti e Pascoli della FAO. Incrementare la produzione locale di coltivazioni come la manioca - dice l'esperto - rappresenta un punto di forza della risposta della FAO all'attuale crisi alimentare e finanziaria, che solo nel 2007 ha aggiunto 75 milioni di persone a coloro che soffrono la fame.

Ma nella regione dei Grandi Laghi, i prezzi alti del cibo e dei fertilizzanti sono solo parte del problema. Come dimostrano i recenti disordini ed episodi di violenza nella Repubblica Democratica del Congo, nella regione la pace è ancora molto lontana dall'essere stata raggiunta. Ed è proprio in situazioni di instabilità estrema che la manioca può fare la differenza.

Le radici della manioca possono essere raccolte quando servono, ma possono anche rimanere nel terreno, quando i contadini sono costretti a lasciare la propria terra. Inoltre, la manioca non è una preda facile, quando la terra è incustodita è difficile dissotterrarla per chi volesse rubare il raccolto.

Scarsezza di cibo


"Abbiamo fatto molti passi avanti per rendere questa regione di nuovo autosufficiente per quanto riguarda la manioca", dice Cees Wittebrood del Dipartimento di Aiuti Umanitari della Commissione Europea (ECHO), principale partner della FAO negli interventi per riavviare la produzione di manioca a livello regionale. "Una delle nostre priorità è assicurare che ogni contadino possa coltivare per la propria sussistenza, e la collaborazione con la FAO è cruciale per raggiungere questo obiettivo".

Si calcola che ogni africano consumi in media 80 kg di manioca all'anno. È facile intuire dunque quali siano state le conseguenze quando un ceppo aggressivo del virus Malattia Mosaico della Manioca (CMD) ha decimato i raccolti nella regione dei Grandi Laghi.

In Uganda, per esempio, dove a partire dai primi anni ‘90 il virus CMD ha distrutto circa 150.000 ettari di piantagioni - una perdita stimata intorno a 60 milioni di dollari l'anno - la scarsezza di cibo causata dal virus ha portato a carestie localizzate nel 1993 e nel 1997.

La lotta contro l'epidemia ha avuto inizio con lo sviluppo di una serie di varietà immuni, messe a punto da uno dei partner della FAO nel campo della ricerca, l'Istituto Internazionale per l'Agricoltura Tropicale in Nigeria. Queste varietà sono state moltiplicate in vivai sponsorizzati da una vasta gamma di partner, inclusi gli istituti di ricerca nazionali, i governi locali e la società civile, producendo alla fine abbastanza sementi per una distribuzione di massa alla popolazione.

Contemporaneamente la FAO al fine di incrementare la capacità e gli sforzi dei singoli paesi della regione, ha lanciato nel 2006 un'iniziativa regionale sulla manioca, con i finanziamenti di numerosi donatori guidati dall'ECHO, che da allora ha contribuito con un totale di 3,3 milioni di euro.

A tavola!


La provincia di Cibitoke, nel Nord del Burundi, è stata l'epicentro dell'epidemia di CMD. I campi aridi ed improduttivi fino ad un anno fa, sono adesso verdeggianti per le giovani piante di manioca. "È dolce e non amara", dice Ernest Nduwimana, un giovane contadino che ha perso il padre durante la guerra civile in Burundi, tenendo in mano un'enorme radice di manioca appena dissotterrata.

La produzione è stata buona quest'anno, dice Ernest. Ce n'è abbastanza per dar da mangiare alla sua famiglia fino al prossimo raccolto, per il quale si sta già attrezzando con le talee di qualità ricavate dalle sue piante. Alla fine, dopo un lungo giorno di lavoro, ritorna a casa, dove sua madre gli ha preparato il bugari, un piatto locale a base di farina di manioca, servito con fagioli e pesce.