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Informazioni e conoscenza per uno sviluppo sostenibile del Bacino del Nilo

Un progetto FAO-Italia fornisce strumenti efficaci e condivisi per una migliore gestione delle risorse idriche

Foto: ©FAO/Antonello Proto
Un contadino sudanese trasporta angurie al mercato sul Nilo Bianco.

Roma/Kigali, 27 ottobre 2011 - L' incremento demografico in atto ed il crescente degrado del bacino del Nilo rischiano di far aumentare fame e povertà nella regione.  Per evitare che questo avvenga è necessaria una pianificazione dello sviluppo più lungimirante e strategica, secondo la FAO.

L'avvertimento è venuto alla presentazione ai governi dell'area dei risultati di un progetto FAO durato dieci anni e finanziato dall'Italia, mirato a fornire informazioni e strumenti di pianificazione alle autorità addette allo sviluppo e ai gestori delle risorse naturali, nell'intento di innescare un' inversione di tendenza.

Il progetto FAO-Italia "Prodotti informativi per la gestione delle risorse idriche del bacino del Nilo" ha istituito moderni sistemi di monitoraggio idrologico in tutto il bacino del Nilo, ha aiutato le autorità preposte ad armonizzare la raccolta di dati, ed ha prodotto una serie di esaurienti indagini sull'impiego delle risorse idriche e sulla produzione agricola.

"Sino adesso non vi sono stati studi sistematici su come vengono utilizzate - o potrebbero essere usate - in agricoltura le acque del Nilo, e sono mancate informazioni chiave che avrebbero consentito quello che noi chiamiamo "una solida contabilità delle risorse idriche", dice Pasquale Steduto, a capo dell'Unità FAO Sviluppo e gestione delle risorse idriche.

"I dati che nell'ambito del progetto si sono acquisiti ed i prodotti informativi che si sono realizzati aiuteranno a colmare queste lacune, e consentiranno ai governi dell'area di trarre il massimo vantaggio dalle risorse del fiume", ha aggiunto.

Povertà nella regione

Si prevede che per il 2030 la popolazione del bacino del Nilo -attualmente di circa 200 milioni di persone- aumenterà tra il 61 ed l'82 per cento, secondo un rapporto FAO presentato ad un incontro governativo che si è tenuto oggi a Kigali.

Allo stesso tempo, "degrado ambientale, siccità, istituzioni deboli, scarse capacità finanziarie, infrastrutture inadeguate e instabilità sociale cospirano a perpetuare una situazione di povertà nella regione", si legge nel rapporto.  Alcuni dei dieci paesi che condividono il Nilo - Burundi, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Sudan, Tanzania ed Uganda - sono tra i più poveri al mondo.

E sebbene le acque del Nilo potrebbero essere una potente leva di sviluppo economico e sociale, l'alto tasso di crescita demografica e la crescente pressione sulla terra e sulle risorse idriche "assottigliano le possibilità di invertire questo trend negativo nella regione", si legge nello studio della FAO.

"Per ridurre la pressione sul Nilo occorrerà una maggiore efficienza e produttività dell'uso dell'acqua lungo l'intera catena produttiva, dal campo alla tavola, costruire sistemi agricoli più resistenti al cambiamento climatico e rafforzare il commercio dei prodotti agricoli tra i paesi che condividono il bacino", ha affermato Steduto.

Conoscenza e strumenti

L'agricoltura nel bacino del Nilo usa già più dell'80 per cento delle risorse idriche rinnovabili, secondo lo studio FAO, e la possibilità di incrementare l'approvvigionamento d'acqua, per esempio drenando le zone paludose o riducendo l'evaporazione, è estremamente limitata.

"E`molto importante che le autorità che gestiscono le risorse abbiano informazioni dettagliate per una buona contabilità dell'acqua, e strumenti per la pianificazione che consentano loro di valutare i costi e i benefici delle loro politiche e delle loro scelte di gestione delle risorse", dice Steduto spiegando la logica dietro al progetto.

Il progetto "Prodotti informativi per la gestione delle risorse idriche del bacino del Nilo" ha consolidato le informazioni spaziali sull'acqua e sull'agricoltura nella regione; ha fatto una previsione dei bisogni alimentari futuri della regione; uno studio dei vari sistemi agricoli praticati lungo il Nilo ed un'analisi dei possibili scenari futuri per una gestione sostenibile delle risorse idriche e per lo sviluppo agricolo.

Inoltre si sono prodotti e distribuiti 18 manuali tecnici su tecniche e tecnologie per la misurazione dell'acqua.  Centinaia di addetti alla gestione delle acque e personale di agenzie agricole hanno ricevuto corsi di formazione, incluso su tecniche di negoziazione.

Sono stati acquisiti un'enorme quantità di dati sulle risorse idriche, sul territorio e sull'agricoltura mediante il Sistema di Informazione geografica (SIG).  Dati più accurati hanno consentito la creazione dello Strumento di sostegno decisionale del Nilo (Nile-DST la sigla inglese), un software che dà una mappatura dell'intero sistema del Nilo e consente ai pianificatori di valutare i pro e i contro e le conseguenze dei differenti possibili scenari di sviluppo.

Contemporaneamente, sottolinea Steduto, il progetto ha rafforzato una visione condivisa della gestione delle risorse naturali e di uno sviluppo che sia sostenibile tra i governi che si affacciano sul Nilo.  "Solo mediante uno sforzo congiunto dei Paesi rivieraschi si potrà concepire e costruire un futuro sostenibile", ha aggiunto.

Il progetto di 5 milioni di dollari è stato finanziato dal Governo italiano, ed è l'ultimo di tre progetti finanziati nella regione per un totale di 16 milioni di dollari.