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Mille miliardi il costo delle importazioni alimentari - Prezzi in rialzo

E potrebbero lievitare ancora nel 2011

Photo: ©FAO/Guido Napolitano
Immigrati del Bangladesh vendono riso al mercato di Piazza Vittorio Emanuele a Roma.
Roma, 17 novembre 2010 – Il costo totale delle importazioni alimentari potrebbe nel 2010 superare la soglia dei mille miliardi di dollari, con i prezzi della maggior parte delle derrate in brusco rialzo rispetto al 2009, ha reso noto oggi la FAO.

Nell’ultima edizione del rapporto semestrale Food Outlook l’agenzia ONU avverte la comunità internazionale che si profilano tempi non facili, a meno che nel 2011 la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo.

Si prevede che nel 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare.  Il costo totale delle importazioni alimentari a livello mondiale con tutta probabilità supererà il tetto dei mille miliardi, portandolo ad un livello non riscontrato sin dal record raggiunto nel 2008, ha affermato la FAO.

“Con la pressione sui prezzi delle principali derrate che non accenna ad allentarsi, la comunità internazionale deve essere pronta e rimanere vigile contro il pericolo di ulteriori shock da parte dell’offerta”, ha detto la FAO.

Colpa in parte di condizioni atmosferiche sfavorevoli

Contrariamente alle previsioni iniziali, la produzione cerealicola mondiale adesso sembra si ridurrà del due per cento piuttosto che espandersi dell’1,2 per cento, come anticipato in giugno.  Responsabili di questo cambio di direzione, secondo il rapporto, un’imprevista riduzione dell’offerta dovuta a condizioni meteorologiche sfavorevoli.

Gli stock cerealicoli mondiali potrebbero ridursi notevolmente, ed a questo riguardo il rapporto lancia un forte appello affinché si aumenti la produzione così da riuscire a ricostituire le scorte.  Secondo la FAO, si prevede che gli stock cerealicoli mondiali caleranno del sette per cento, il mais del 12 per cento, il grano del 10 per cento, e l’orzo crollerà del 35 per cento.  Solo le riserve di riso si prevedono in aumento, con un incremento del sei per cento.

A farne le spese i consumatori

“Date queste previsioni di calo delle scorte mondiali, il volume della produzione del prossimo anno sarà cruciale per la stabilità dei mercati internazionali”, secondo la FAO.

“Per i cereali più importanti, la produzione dovrà aumentare notevolmente per far fronte all’utilizzo e ricostituire le scorte mondiali, ed è assai probabile che gli agricoltori rispondano ai prezzi correnti di mercato con un incremento delle semine”.

“Ma i cereali potrebbero non essere le sole colture che si cercherà di produrre di più, dal momento che l’aumento di prezzi ha reso attraenti anche altre derrate, dai semi di soia, allo zucchero, al cotone.  Questo potrebbe limitare le risposte produttive di singole produzioni a livelli che potrebbero essere insufficienti per allentare la ristrettezza del mercato.  In un tale contesto, i consumatori non avranno altra scelta che pagare prezzi più alti per gli alimenti”, ha messo in guardia la FAO.

Gli aumenti dei prezzi registrati dalla maggior parte dei prodotti agricoli di base negli ultimi sei mesi, sono dovuti ad un insieme di fattori, in particolare ad inaspettate riduzioni dell’offerta dovute a condizioni meteorologiche avverse, alle risposte politiche di alcuni paesi esportatori, ed alle fluttuazioni dei mercati delle valute.

Ma i prezzi internazionali potrebbero ancora salire se la produzione l’anno prossimo non aumenterà, ed in modo significativo – specialmente il mais, i semi di soia ed il grano, si legge nel rapporto FAO.  Perfino il prezzo del riso, la cui offerta secondo la FAO è più che adeguata a paragone degli altri cereali, potrebbe risentirne, se i prezzi delle altre principali colture alimentari dovessero continuare a lievitare.

Lo zucchero ai massimi trentennali

Lo zucchero è stato nei mesi scorsi una delle ragioni dell’aumento dei prezzi del paniere alimentare globale.  Secondo la FAO, i prezzi dello zucchero che di recente hanno superato i massimi trentennali, rimarranno elevati ed estremamente volatili.

Nel settore dei semi oleosi i prezzi riflettono la crescita relativamente lenta della produzione mondiale che, secondo il rapporto, non è stata al passo con una domanda in rapida crescita.

Anche i prezzi della carne sono saliti, ma sinora l’aumento è stato molto più contenuto.  Per quanto riguarda il settore lattiero-caseario, il burro ha già toccato il massimo storico.  Anche i prezzi della manioca commerciata a livello internazionale nel 2010 hanno raggiunto un livello record, con la produzione che adesso si prevede calerà per la prima volta in 15 anni.

Recupera il settore ittico

Anche il settore ittico registra aumenti dei prezzi, mostrando una ripresa sostenuta dopo il brusco calo subito a partire dalla fine del 2008.  Ciò è da addebitarsi al fatto che gli addetti all’acquacoltura hanno risposto al calo dei prezzi riducendo gli stock.  I prezzi del pesce continuano ad essere sostenuti da una forte domanda sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, afferma il rapporto.

Il rapporto Food Outlook è prodotto dalla Divisione FAO Commercio e mercati nell’ambito del Sistema mondiale d'informazione e preavviso rapido (GIEWS).  È una pubblicazione semestrale - esce a giugno e novembre - che analizza tutte le dinamiche dei mercati mondiali degli alimenti e dei mangimi animali.