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Sudan meridionale: rinasce la speranza
Necessari gli aiuti per i profughi che fanno ritorno a casa
Rumbek, Sudan meridionale, 7 ottobre 2005 – Nura Sawa ed altri 22 profughi originari del sud del paese hanno lasciato Khartoum in autobus, per la prima tappa del loro lungo viaggio verso casa. Poi al capolinea, quando non ci sono stati più mezzi pubblici, hanno proseguito a piedi, vendendo i propri abiti lungo la strada per comprarsi da mangiare. Due mesi e mezzo dopo hanno raggiunto questa cittadina, simbolo della resistenza del sud durante la guerra civile appena terminata.

Nura è una delle migliaia di esiliati che stanno facendo ritorno nel sud del paese – mezzo milione solo quest’anno secondo alcune stime – che hanno bisogno di terra, di mezzi di sussistenza, di acqua potabile, di cure sanitarie e di scuole per i loro figli.

“Quando siamo arrivati, il governo ci ha sistemato con altre 150 famiglie su questa terra, a sei chilometri da Rumbek”, dice Nura, vedova con 9 figli, cinque qui con lei e 4 ancora a Khartoum. “Abbiamo iniziato a guadagnarci da vivere producendo carbone vegetale e siamo sopravvissuti mangiando verdure selvatiche. Ora, con gli aiuti alimentari (del Programma Alimentare Mondiale), cuciniamo okra e cipolle: e questo è tutto per l’intera giornata”.

“La FAO ci ha dato gli attrezzi ed i semi di ortaggi e di sorgo. In effetti la terra è di buona qualità, ma il suolo è pesante ed abbiamo veramente bisogno di un aratro a trazione animale per lavorarlo”, dice.

Michael Roberto Kenyi è incaricato di assicurarsi che i profughi come Nura abbiano di che vivere con l’agricoltura e l’allevamento. In qualità di Direttore della Pianificazione Agricola e del Coordinamento Interagenzie del nuovo governo, Kenyi ed il suo staff occupano un piccolo fabbricato vicino l’edificio della FAO, un ufficio senza né mobili, né telefoni né computer.

"Ci servono aiuti da qualunque parte essi vengano", dice Kenyi.

“Nell’Accordo di pace globale (che ha messo fine alla guerra) è stabilito molto chiaramente che il Sudan meridionale può concludere accordi con donatori, acquisire crediti e donazioni e qualsiasi sostegno tecnico di cui abbia bisogno”, afferma.

Quale tipo di assistenza è più efficace e tempestiva?

In Sudan la FAO è intervenuta bene e per tempo, con metodi popolari e che hanno spinto i donatori alla generosità. Ma Kenyi chiarisce subito che per almeno un certo periodo di tempo gli interventi di più lungo termine di sviluppo agricolo dovranno procedere di pari passo con gli aiuti d’emergenza.

“Siamo ancora nell’emergenza. Ogni giorno arrivano altri profughi e non siamo in grado di far fronte alla situazione”, dice. “Sementi, attrezzi agricoli, reti ed equipaggiamento per la pesca in questo momento sarebbero davvero utilissimi”.

La FAO si appella alla generosità dei donatori per rendere operativi uffici come quello del signor Kenyi – con automezzi, mobili e computer, presidi veterinari per le grandi mandrie del sud, perfino laboratori di diagnostica e di formazione avanzata.

Lo sviluppo a medio termine potrebbe prevedere di far produrre allo stesso Sudan meridionale le proprie sementi di qualità ed i propri attrezzi.

Nel quadro di un progetto di fornitura di sementi della FAO nei pressi della capitale del sud, Juba, su 117 tonnellate di semi di sorgo e di arachidi distribuite quest’anno dalla FAO nei tre stati meridionali, 48 tonnellate sono state prodotte dai coltivatori locali. Il resto è stato acquistato da grandi commercianti di sementi.

“Trenta donne del nostro gruppo hanno ricevuto formazione su come moltiplicare i semi di sorgo e come coltivare ortaggi destinati alla vendita o al consumo del nucleo familiare”, dice orgogliosamente Mary Akwajo, che si trova in un campo di sorgo già alto ed uniforme, segno che è stato ben coltivato. “Siamo davvero contente di quest’attività perché permette alle donne di avere un reddito. Con i loro ricavi venti donne hanno acquistato degli appezzamenti di terreno in città”.

La FAO vorrebbe vedere in tutto il Sudan comunità rurali che producono sementi. In questo modo si assicurano forniture puntuali di semi di qualità adattate alle condizioni ed ai gusti locali – e si dà alle famiglie più povere la possibilità di guadagnare dei soldi.

Nel sud del paese l’Organizzazione ha inoltre una lunga esperienza nell’assistenza veterinaria e nella produzione del bestiame. Nel 2001-2002, tramite operatori di salute animale locali in grado di raggiungere le mandrie anche nelle zone più remote, la FAO ha condotto una campagna capillare di vaccinazioni che si ritiene abbia eliminato in Sudan le ultime tracce della terribile peste bovina, un successo considerevole in tempo di guerra.

Un progetto pilota sulle Montagne Nuba del Sudan attualmente in fase di realizzazione in soli quindici giorni addestra i buoi a tirare un aratro. Se esteso al sud, un programma del genere potrebbe aiutare persone come Nura ed i suoi vicini di casa a fare a meno degli aiuti alimentari ed a diventare autonomi in breve tempo.


A partire dal 6 ottobre 2005 la FAO ospita a Juba una tavola rotonda sulla sicurezza alimentare e sull’agricoltura del Sudan meridionale. Lo stesso giorno si apre a Khartoum un convegno dei paesi donatori sull’assistenza alla regione.

Per maggiori informazioni:

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

FAO/J. Cendon

Il Sudan meridionale è ricco di bestiame. Ogni sera a Rumbek si svolge una vendita all’asta

Video

Terra bruciata: la FAO in Sudan (mpg)

FAO/J. Cendon

Una donna nel campo dei rifugiati di Pulcam, vicino Rumbek. La comunità sopravvive grazie agli aiuti alimentari del Programma Alimentare Mondiale e coltiva sorgo e ortaggi con le sementi distribuite dalla FAO

FAO/J. Cendon

Un uomo a Kabu, vicino a Juba, toglie le erbacce in un campo di sorgo destinato alla produzione di semi. La FAO verifica i semi e li compra per distribuirli nel Sudan meridionale

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Sudan meridionale: rinasce la speranza
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Con il ritorno dei profughi interni nel Sudan meridionale, la FAO lavora per far sì che le operazioni di soccorso d’emergenza e i progetti di sviluppo agricolo di più lungo periodo vadano di pari passo, perché chi ha fatto il lungo viaggio verso casa possa cominciare a ricostruirsi la vita.
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