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Il punto della situazione
Dopo il censimento, il Niger tira le somme
Dessa/Kara/Niamey – Il censimento del settore agricolo e zootecnico, il primo che sia mai stato fatto in Niger, ha rivelato un sorprendente tesoro nascosto di risorse, tra cui 30 milioni di capi di bestiame – il 30 per cento in più di quanto ritenuto finora. Questi risultati obbligano adesso agricoltori, allevatori, politici ed imprenditori a valutare strategicamente che uso farne.

I muggiti delle mucche coprono quasi i discorsi delle personalità riunite oggi su una collina appena a sud di Niamey, la capitale del Niger. A perdita d’occhio si vedono solo bovini che scendono dalle colline circostanti verso il maestoso fiume Niger.

“È in corso l’annuale campagna di vaccinazioni”, dice Boubacar Ali, un allevatore di 56 anni, che ha condotto la sua mandria in questo campo vicino Goroutchirey, a nove chilometri da Niamey. “Se non sono occupato con il bestiame, vengo qui ogni anno”.

La diffidenza degli allevatori

Occuparsi del bestiame è una parte fondamentale della vita in Niger. Un terzo dei bovini sono transumanti e gli allevatori per trovare terre da pascolo si spingono a nord sino al Mali e a sud sino al Benin.

Quando gli si chiede quanti animali abbia, il signor Ali risponde: “Non si può dire, è segreto. Se io le chiedessi quanti soldi ha in banca, me lo direbbe?"

Vincere la diffidenza degli allevatori è stato uno degli ostacoli principali da superare per la FAO che in partnership con il governo e l’Unione Europea, ha effettuato il primo censimento delle risorse zootecniche del paese.

Intense trattative con le autorità locali, con gli anziani ed i capi tribù, sono alla fine riuscite a convincerli che i questionari non venivano fatti per ripristinare una vecchia tassa sul bestiame abolita nel 1977, ma che si trattava di un’operazione di cui avrebbero beneficiato.

Animali in buona salute

“Il censimento ha evidenziato che i livelli di vaccinazione sono davvero molto bassi in Niger, al di sotto del dieci percento”, dice Saley Mahamoudou, Direttore dell’Ufficio statistiche del Ministero delle Risorse Animali. “Se vogliamo esportare carne, il nostro bestiame deve essere sano. I nuovi dati ci aiuteranno a sostenere la necessità di cambiamento”.

Per altri, il dato rilevante dell'inchiesta sono le risorse idriche. “La nostra principale preoccupazione è avere l’acqua per i nostri animali”, dice Amadou Harande, capo del distretto di Dessa, a circa 150 km a nord-est di Niamey. “Il censimento ha fatto una mappatura di tutte le nostre sorgenti d’acqua, o ne ha indicato la mancanza. Questo ci permette di andare dalle autorità a chiedere la loro assistenza”.

Bougou Hissoubu è meno preoccupato per le risorse idriche. Vivendo a Beïnam, non lontano da Dessa, può considerarsi un agricoltore fortunato: non solo coltiva la terra ed ha bestiame, ma vive sulle rive del fiume Niger, dove c’è acqua in abbondanza.

Il signor Hissoubu ammette che c’è anche un po’ di superstizione nella segretezza degli agricoltori. Alla fine gli addetti al censimento lo hanno convinto a partecipare ed è diventato pure loro amico. “Il giorno che sono andati via mi è tanto dispiaciuto”.

Potenzialità nascoste

Suman Hassan è invece meno privilegiato. Non ha bestiame ed in più il suo villaggio, Kara, è molto lontano dal fiume. Il raccolto di quest’anno, 35 covoni di miglio, coprirà appena la metà del suo fabbisogno fino alla prossima stagione.

Fino ad allora, dovrà fare affidamento sul suo piccolo orto dove coltiva cavoli, patate, lattuga e pomodori. Ma il fatto che abbia un pozzo nell’orto, indica che tutto sommato il signor Hassan non è poi tanto sfortunato, visto che vi è acqua a meno di due metri sotto terra. Il facile accesso ad una falda freatica è un altro dei tesori scoperti dal censimento. Il paese ha enormi potenzialità per irrigare i terreni agricoli ed incrementare la produzione.

Un trampolino di lancio

Nel suo ufficio immacolato nella zona industriale alla periferia di Niamey, la signora Maidah Zeinabou spiega perché è particolarmente interessata al patrimonio zootecnico del Niger. È la direttrice esecutiva della Niger-Lait, l’industria casearia leader del paese e ciò che conta per lei è il latte. L’importanza del censimento è per lei avere “scoperto” quei milioni di animali in più ed aggiunge: “È per noi un trampolino di lancio”.

“Oggi la domanda mondiale di prodotti caseari è di gran lunga superiore all’offerta”, dice, accennando alla siccità in Australia come uno dei fattori che vi ha contribuito. “Abbiamo bisogno di sfruttare le nostre potenzialità, di cui ora conosciamo l’esistenza”.

Forse un giorno l’allevatore di bestiame Boubacar Ali sarà uno dei fornitori della signora Zeinabou. Tornato a Goroutchirey, ci spiega che non si sposterà quest’anno. Invece ha affidato la sua mandria al cugino Ali Djadjë, che sta per andare verso sud, verso il Benin. Questo è quello che gli piace di più, essere “on the road. “Andiamo dovunque ci siano buoni pascoli. Se i miei animali sono contenti anch’io sono contento”.

Per saperne di più

Niger: un patrimonio riscoperto

Il punto della situazione

Per maggiori informazioni:

Maarten Roest
Ufficio stampa FAO
maarten.roest@fao.org
(+ 39) 06 570 56524
(+ 39) 346 501 0574

FAO/Ado Youssouf

Secondo Maidah Zeinabou occorre sfruttare questo potenziale sinora sconosciuto

FAO/Ado Youssouf

La percentuale di capi vaccinati in Niger è molto bassa, al di sotto del 10 per cento.

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Un innovativo censimento del settore agricolo e zootecnico ha svelato un'insospettabile ricchezza in uno dei paesi più poveri del mondo.
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