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Dalla Rivoluzione Verde alla Rivoluzione Genetica
Accesso ed equità le questioni in discussione
Secondo il nuovo rapporto della FAO, La Situazione Mondiale dell’Alimentazione e dell’Agricoltura 2004, la ricerca nella biotecnologia agricola è condotta perlopiù da società private dei paesi industrializzati. Si tratta di un orientamento totalmente diverso da quello della Rivoluzione Verde, in cui il settore pubblico giocava un ruolo fondamentale nel basare la ricerca agricola sui problemi di fame e povertà rurale del mondo in via di sviluppo.

Attualmente, le dieci multinazionali più grandi che si occupano di bioscienza nel mondo investono annualmente per la ricerca e lo sviluppo di biotecnologia agricola circa 3 miliardi di dollari complessivamente. A confronto, il budget annuale del Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale – il CGIAR, il più grande fornitore pubblico a livello internazionale di tecnologie agricole per i paesi in via di sviluppo – ammonta a meno di 300 milioni di dollari.

E la produzione e la commercializzazione di nuove biotecnologie e di colture geneticamente modificate è quasi interamente nelle mani del settore privato. Tutte le colture geneticamente modificate che sono state finora commercializzate, ad eccezione che in Cina, sono state sviluppate da imprese private - osserva il rapporto.

Secondo la FAO, questo cambiamento di paradigma incide in modo determinante sul genere di ricerca effettuato, sui tipi di tecnologia sviluppati e sul modo in cui vengono usati.

“Il predominio del settore privato nella biotecnologia agricola fa temere che i coltivatori dei paesi in via di sviluppo, e quelli poveri in particolare, possano restare esclusi dai possibili vantaggi – perché le innovazioni appropriate non sono disponibili o sono troppo costose”, dice l’Organizzazione nel SOFA 2004.

Il “technological divide”

Gli studi della FAO mostrano inoltre che le nazioni industrializzate spendono quattro volte più dei paesi in via di sviluppo per la ricerca pubblica in biotecnologia, anche tenendo conto di tutte le sorgenti di finanziamento statale – budget nazionale, aiuti dall’estero e centri CGIAR.
Nel mondo in via di sviluppo perfino i programmi pubblici di ricerca agricola più vasti – quelli di Brasile, Cina e India – hanno budget annuali modesti, di meno di mezzo miliardo di dollari ciascuno.

Su più di 11.000 esperimenti condotti a partire dal 1987 su 81 colture transgeniche diverse, solo il 15 per cento è avvenuto nei paesi in via di sviluppo o in transizione. Infatti, la ricerca biotecnologica privata condotta nei paesi in via di sviluppo svolge perlopiù esperimenti sulle proprie varietà di piante transgeniche, nota la FAO nel SOFA 2004.

Un cambiamento di rotta

Queste tendenze - osserva la FAO - hanno avuto importanti ripercussioni sul tipo di produzione realizzata e commercializzata.

La ricerca privata si concentra su colture e tratti transgenici di interesse commerciale per gli agricoltori dei paesi a reddito più alto, dove ci sono mercati solidi e redditizi. Prodotti agricoli pubblici, incluse colture e tratti transgenici importanti per la sussistenza dei coltivatori che vivono in ambienti produttivi marginali, sono invece di scarso interesse per le grandi multinazionali.

“Il predominio dei privati nella realizzazione di varietà geneticamente modificate implica che le colture più importanti per i poveri potrebbero essere messe da parte perché il loro accesso ai mercati è presumibilmente piuttosto limitato”, nota il rapporto.

Sembra tuttavia che le cose comincino a cambiare. Negli ultimi anni le sperimentazioni su grano e riso, le colture alimentari più importanti nei paesi in via di sviluppo, sono aumentate e nel 2000 è stata testata per la prima volta una varietà transgenica di manioca. Inoltre, in alcuni paesi è già stato approvato il passaggio alla fase sperimentale di derrate biotech come banane, patate dolci, lenticchie e lupini.

Comunque quasi i due terzi degli esperimenti realizzati nei paesi industrializzati ed i tre quarti di quelli svolti nei paesi in via di sviluppo si concentrano su due tratti transgenici forse non della massima importanza per gli agricoltori poveri: la tolleranza agli erbicidi e la resistenza agli insetti.

“Mentre la resistenza agli insetti è una caratteristica importante per i paesi in via di sviluppo, la tolleranza agli erbicidi lo è forse meno in regioni in cui la manodopera abbonda”, spiega il SOFA 2004.

“Al contrario, nei paesi industrializzati ed ancor di più in quelli in via di sviluppo sono pochissimi gli esperimenti su tratti agronomici importanti per i paesi in via di sviluppo e le zone di produzione marginale, come i rendimenti potenziali e la tolleranza a stress abiotici (come per esempio siccità e salinità)”.

Proprietà intellettuale e bene pubblico sono compatibili?

Uno dei principali fattori all’origine dell’incremento degli investimenti privati nella ricerca biotecnologica agricola è il sorgere negli ultimi 25 anni di rigide misure internazionali a protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

Per le società questo costituisce un incentivo ad investire nella ricerca e nello sviluppo biotech. Ma se la tutela della proprietà intellettuale ha stimolato enormemente la ricerca privata dei paesi sviluppati, essa può limitare l’accesso dei ricercatori dei paesi in via di sviluppo agli strumenti di ricerca: molte nuove tecnologie della Rivoluzione Genetica sono protette da brevetti o licenze esclusive, il che significa che i paesi in via di sviluppo affrontano costi sempre più alti per accedervi ed utilizzarle.

Serve al più presto - sostiene la FAO nel SOFA 2004 - un sistema di flussi tecnologici che mantenga gli incentivi alle innovazioni del settore privato e risponda al tempo stesso alle esigenze dei piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo.

Per saperne di più

Biotecnologia: una risposta ai bisogni dei poveri?

Dalla Rivoluzione Verde alla Rivoluzione Genetica

La biotecnologia applicata

Colmare il “technological divide”

Per maggiori informazioni:

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

FAO/23293/A. Proto

La ricerca nella biotecnologia agricola è condotta soprattutto da società private dei paesi industrializzati

FAO/18497/P. Cenini

Coltivazioni di miglio distrutte dalla siccità e dal vento. Sono pochi gli esperimenti biotech su tratti transgenici importanti per gli agricoltori poveri, come la tolleranza agli stress abiotici

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