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Colmare il “technological divide”
Come mettere le tecnologie della Rivoluzione Genetica alla portata del maggior numero di agricoltori nel maggior numero di paesi?
La biotecnologia può fornire agli agricoltori materiale vegetativo immune da malattie per la propagazione ed accelerare i programmi di selezione convenzionali.

Può offrire colture resistenti ai parassiti ed ai pesticidi, riducendo l’utilizzo di sostanze chimiche tossiche per l’ambiente e la salute umana.

Offre una possibilità di migliorare le condizioni di sussistenza di miliardi di poveri nel mondo aumentando la qualità nutrizionale delle derrate da cui dipende la loro sopravvivenza.

La biotecnologia sta inoltre producendo preziosi strumenti diagnostici e vaccini utili al controllo di malattie animali devastanti come la peste bovina.

Eppure un insieme di fattori ostacola il trasferimento delle nuove tecnologie agricole al mondo in via di sviluppo ed impedisce agli agricoltori di trarne vantaggio.

C’è l’inadeguatezza dei regolamenti, la mancanza di capacità tecniche per la valutazione dei rischi ambientali e per la salute associabili a queste colture, complesse questioni di proprietà intellettuale, scarse capacità nazionali di selezione vegetale ed il malfunzionamento dei mercati.

Un piano d’azione

Nel SOFA 2004 la FAO suggerisce interventi che potrebbero aiutare a risolvere questa situazione.

Innanzitutto, la promozione di politiche che incoraggino gli investimenti privati nella ricerca e nella commercializzazione delle applicazioni biotecnologiche rispondenti ai bisogni dei poveri. Per esempio incentivi commerciali quali diritti di proprietà intellettuale adeguati, regolamenti appropriati di biosicurezza e vantaggi fiscali per le industrie private che investono in questo tipo di ricerca.

In secondo luogo - sostiene la FAO - le politiche di sviluppo devono rafforzare le capacità nazionali di miglioramento genetico delle piante, compresa la biotecnologia; solo così i paesi potranno inserire importanti tratti transgenici in cultivar(*) adattati alle condizioni locali.

In terzo luogo, la ricerca biotech pubblica, che si incentra sui problemi dei poveri, ha bisogno di un rinnovato sostegno - afferma la FAO - come avviene per i programmi di ricerca biotech dei centri di ricerca agronomica internazionali.

In quarto luogo, nella ricerca biotech bisogna incoraggiare partenariati innovativi pubblico-privati, allo scopo di promuovere il trasferimento della tecnologia all’ambito pubblico mantenendo gli incentivi per la ricerca e lo sviluppo del settore privato.

Infine, la FAO fa notare che bisogna urgentemente aiutare i paesi in via di sviluppo a rafforzare i propri mezzi di valutazione dei rischi per l’ambiente e per la salute umana legati alle nuove biotecnologie sia prima della loro introduzione che dopo per misurarne l’impatto laddove sono state impiegate.

Uno strumento potente, ma non una panacea

Nonostante le questioni ancora da risolvere, la biotecnologia ha davvero il potenziale per aumentare i redditi e migliorare la sicurezza alimentare degli agricoltori poveri nei paesi in via di sviluppo.

Secondo Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO, l’effettivo trasferimento delle tecnologie esistenti alle collettività rurali povere e lo sviluppo di biotecnologie nuove e sicure può potenziare enormemente, oggi ed in futuro, la crescita sostenibile della produttività agricola.

“Ma”, scrive nell’introduzione al SOFA 2004, “la tecnologia da sola non può porre fine alla povertà”.

La biotecnologia non può colmare, ad esempio, il divario nelle infrastrutture, nelle norme, nei mercati, nei sistemi seminativi e nei servizi di divulgazione che ostacolano il trasferimento delle tecnologie agricole ai coltivatori poveri delle regioni più remote, evidenzia il SOFA 2004.

Né essa può far superare i problemi istituzionali, i fallimenti dei mercati ed i difetti dei poteri pubblici che in molti paesi ostacolano gli sforzi per promuovere lo sviluppo agricolo e rurale.

“Considerato che le tecnologie oggi a disposizione (generate con metodi di ricerca convenzionali) non hanno ancora raggiunto gli agricoltori poveri, non c’è alcuna garanzia che le nuove biotecnologie faranno meglio”, conclude il rapporto.

“Per il settore pubblico varrà la pena di investire nella ricerca biotecnologica solo se gli attuali ostacoli al trasferimento delle tecniche convenzionali agli agricoltori di sussistenza potranno essere rimossi”.

La FAO sostiene che la biotecnologia dovrebbe quindi far parte di un programma integrato ed esauriente di ricerca e sviluppo agricolo che dia priorità ai problemi dei poveri e sia complementare - ma non sostitutivo - alla ricerca in altre aree, come la selezione vegetale ed animale, la lotta integrata contro i parassiti e le malattie e la gestione delle risorse naturali.



(*) In botanica col termine cultivar si intende il sistema di classificazione usato per designare le diverse varietà ottenute da una pianta coltivata.

Per saperne di più

Biotecnologia: una risposta ai bisogni dei poveri?

Dalla Rivoluzione Verde alla Rivoluzione Genetica

La biotecnologia applicata

Colmare il “technological divide”

Per maggiori informazioni:

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

FAO/23095/J. Spaull

I paesi in via di sviluppo devono disporre di capacità nazionali di miglioramento genetico delle piante per trarre vantaggio dalla biotecnologia

Come dovrebbe essere un programma di ricerca biotech a favore dei poveri?

Innanzitutto, afferma la FAO, dovrebbe puntare sulle colture più importanti per i poveri dei paesi in via di sviluppo: riso, grano, mais bianco, manioca e miglio.

La priorità assoluta dovrebbe andare all’incremento del contenuto di oligoelementi dei cereali di base.

Altri obiettivi importanti potrebbero essere lo sviluppo di varietà vegetali con un più alto rendimento potenziale, la maggiore resistenza agli stress biotici e abiotici ed una migliore capacità di crescere su suoli poveri o salati – e non solamente la resistenza ai parassiti e la tolleranza agli erbicidi.

Se la resistenza ai parassiti può essere un tratto transgenico molto utile per gli agricoltori poveri, soprattutto laddove non si dispone di altri metodi di controllo o quando i mezzi chimici sono inefficaci, la tolleranza agli erbicidi non è forse così importante in economie dove la terra è poca, la manodopera abbondante e la sarchiatura a mano è fonte d’occupazione - afferma la FAO.

Dal SOFA 2004

FAO/12177/J. Van Acker

Un programma di ricerca biotech a favore delle popolazioni povere dovrebbe fare ricerca su colture per loro importanti, come il miglio

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