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Il lungo iter del Codex
Le norme alimentari che rendono il mondo più sicuro
Quando il Parmigiano può definirsi tale e chi lo stabilisce?

La risposta potrebbe venire questa settimana dalla riunione annuale della Commissione del Codex Alimentarius (CAC), che si terrà dal 4 al 9 luglio 2005. La Commissione, un organismo congiunto della FAO e dell’OMS, è composta da 171 paesi più la Comunità Europea. Dal 1964 raccomanda norme internazionali in materia di sicurezza igienico-sanitaria e di qualità degli alimenti e direttive per le importazioni e le esportazioni alimentari.

E’ la Commissione del Codex Alimentarius che approva i canoni che stabiliscono quando un pesce può portare l’etichetta “sardina” o quanto burro di cacao deve essere presente nel cioccolato perché sia “vero” cioccolato, o ancora quanta buccia può essere tollerata in una scatola di “pomodori pelati interi”.

Il Codex, un vantaggio per produttori e consumatori

La Commissione del Codex Alimentarius collabora con i singoli governi per fissare sui prodotti regole internazionali uniformi che vadano a vantaggio sia dei produttori che dei consumatori. Agisce come un forum a cui i governi membri devolvono tempo, risorse ed energia per negoziare soluzioni unanimemente accettate che proteggano la salute dei consumatori e garantiscano l’equità del commercio alimentare.

Ai lavori della Commissione partecipano esperti di diverse discipline scientifiche dell’alimentazione, tra cui autorità di controllo del cibo, esperti scientifici e tecnici alimentari, rappresentanti di associazioni dei consumatori, dei produttori, dell’industria e del commercio - tutti contribuiscono alla stesura delle raccomandazioni del Codex, che poi possono servire da base per le normative nazionali.

Il commercio può incentivare l’occupazione

Il commercio di prodotti alimentari crea - a livello locale, regionale ed internazionale - una serie di figure professionali in agricoltura, ma anche in molti altri settori, tra cui i mercati agricoli, l’industria alimentare, il confezionamento dei cibi, il trasporto, la pubblicità e la vendita al dettaglio. Il commercio alimentare può, inoltre, incidere positivamente sull’offerta nutrizionale dei paesi sia sviluppati che in via di sviluppo, perché tende a diminuire i prezzi degli alimenti e spesso mette a disposizione del consumatore una maggiore varietà di cibi nel corso dell’anno.

L’esplosione del turismo e l’aumento delle migrazioni da un paese all’altro hanno creato un mercato aperto agli alimenti di buona qualità di ogni parte del mondo.

Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, pochi hanno le competenze tecniche e normative per approfittare di questa accresciuta domanda dei consumatori dei paesi sviluppati. Per esportare prodotti alimentari bisogna rispettare le norme di sicurezza igienico-sanitaria e di qualità fissate dai paesi importatori, che, a loro volta, spesso le basano sul Codex Alimentarius.

Il Codex a tutela dei consumatori

L’iter che porta al Codex è lungo e tortuoso, per arrivare all’adozione definitiva le norme devono superare otto stadi. Secondo Kazuaki Miyagishima, segretario della Commissione del Codex Alimentarius, “il procedimento è lungo, rigoroso e, nella maggior parte dei casi, costoso. Ed è giusto così se si vuole garantire che il cibo acquistato dai consumatori, oltre che sicuro dal punto di vista igienico-sanitario, corrisponda qualitativamente alle loro attese”.

Il commercio di alimenti semplici e lavorati costituisce un giro d’affari di 400 miliardi di dollari l’anno. La conformità ai criteri del Codex può aprire le porte a nuovi mercati. Per esempio, il Comitato di Coordinamento per il Medio Oriente, uno dei sei Comitati regionali della CAC, si è riunito nei mesi scorsi ad Amman (Giordania). Specialisti dell’alimentazione di 14 paesi mediorientali hanno fissato norme regionali a protezione di alcune specialità alimentari locali. Ora si spera di poter proporre alla CAC la loro adozione a livello mondiale.

Disporre di norme regionali di sicurezza igienico-sanitaria e di qualità alimentare migliora il commercio interregionale e permette ai paesi di far sentire la propria voce all’interno della CAC. Consente, inoltre, ai consumatori di acquistare il cibo che conoscono con la certezza che sia sicuro e di buona qualità.

Alla riunione di Amman, il Comitato ha approvato il passaggio di tre generi alimentari molto diffusi in Medio Oriente allo stadio 5 della procedura normativa del Codex. Si tratta del tahini, un impasto di semi di sesamo, dell’humus, un purè di ceci mescolati con il tahini, e del ful medames, un piatto di fave schiacciate e condite con erbe aromatiche, spezie ed olio.

La sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti: una preoccupazione mondiale

La sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti è da molto tempo una questione controversa per il Medio Oriente. La regione, nel suo insieme, importa oltre il 60 per cento dei suoi generi alimentari, alcuni paesi addirittura il 90 per cento. Di conseguenza, per quest’area è molto importante che il cibo importato sia sicuro. Ecco perché gli stessi partecipanti alla riunione del Comitato ad Amman erano intervenuti poco prima all’Incontro Regionale FAO/OMS sulla Sicurezza Igienico-Sanitaria degli Alimenti per il Medio Oriente, anch’esso svoltosi ad Amman.

Secondo Miyagishima, “una volta che i prodotti ricevono una certificazione di qualità, le possibilità che abbiano un riconoscimento a livello mondiale si moltiplicano. Le certificazioni facilitano gli scambi commerciali interregionali ed inoltre garantiscono che un prodotto fabbricato al di fuori della regione sia conforme agli stessi criteri qualitativi”.

Per aiutare i paesi in via di sviluppo a rispettare le norme di qualità e di sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, la FAO e l’OMS hanno previsto alcuni progetti per rafforzare le capacità scientifiche di cui hanno bisogno per partecipare pienamente alla procedura di elaborazione delle norme del Codex.

Cresce la partecipazione al Codex dei paesi in via di sviluppo

Alla riunione annuale del Codex, questo mese, saranno presenti i rappresentanti di circa 80 paesi in via di sviluppo. Alcuni vi prenderanno parte grazie all’assistenza finanziaria del Fondo Fiduciario FAO/OMS, divenuto operativo nel 2004 proprio per favorire una partecipazione più ampia di questi paesi.

Le decisioni dei delegati alla 28a Sessione della Commissione non si limiteranno al Parmigiano, anche se si tratterà forse della decisione più pubblicizzata dai media. La Commissione dovrà infatti pronunciarsi sulla possibilità di una sua certificazione mondiale. Un simile provvedimento avrebbe forti implicazioni in materia di proprietà intellettuale, perché un formaggio prodotto conformemente ad esso potrebbe essere autorizzato ad assumere questa denominazione a prescindere dal luogo di produzione.

Gli integratori

Quest’anno il Codex valuterà per la prima volta l’ipotesi di raccomandare che gli integratori vitaminici e minerali abbiano un’etichettatura più precisa. Vitamine e minerali sono essenziali per la vita umana, ma molti non sanno che consumarne in quantità eccessive può essere nocivo. Il Codex dovrebbe adottare direttive a garanzia di una corretta informazione dei consumatori sulla quantità massima che può essere assunta senza pericoli. Queste direttive intendono proteggere la salute e non limitare la produzione o la varietà degli integratori disponibili sul mercato. A sostegno di queste linee guida, la FAO e l’OMS stanno elaborando metodi di valutazione dei rischi dei complementi nutritivi, per individuare i livelli massimi di consumazione di questi ultimi e delle sostanze correlate.

Le raccomandazioni adottate dalla Commissione del Codex Alimentarius potranno non costituire la notizia d’apertura dei telegiornali, ma incideranno sulla salute e sulle abitudini alimentari di miliardi di persone. Alla chiusura dei lavori, il mondo disporrà di nuove norme alimentari e di altre raccomandazioni che miglioreranno la salute dei consumatori e faciliteranno le scelte d’acquisto grazie ad un’etichettatura semplice e chiara.

4 luglio 2005

Per saperne di più

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Cibi tradizionali del Medio Oriente verso la certificazione del Codex

Sicurezza igienico-sanitaria e commercio: i vantaggi del Codex

Per maggiori informazioni:

Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

John Riddle

Le norme alimentari del Codex hanno fondamento scientifico

Gli otto stadi del Codex

Prima di decidere se avviare le procedure per una nuova normativa, viene redatta una proposta di progetto da discutere poi in sede di Comitato.

Stadio 1:
La proposta di progetto è esaminata dal Comitato Esecutivo e messa a confronto con i criteri e le priorità stabilite dalla Commissione. Tenuto conto del parere del Comitato Esecutivo, la Commissione passa alla sua approvazione.

Stadi 2, 3 e 4:
A questo punto viene preparata una prima bozza del progetto (Stadio 2), che viene sottoposta all’esame dei paesi membri e di tutte le altre parti interessate per commenti (Stadio 3). La bozza ed i commenti vengono quindi riesaminati a livello di Comitato (Stadio 4) e, se necessario, viene preparata una nuova bozza.

Stadio 5:
La Commissione valuta i progressi fatti ed adotta in via preliminare la bozza proposta. Quest’ultima viene d’ora in poi chiamata la bozza ufficiale.*

Stadi 6 e 7:
La bozza approvata viene nuovamente inviata ai governi ed alle parti interessate per raccoglierne i commenti, e viene poi finalizzata dal Comitato competente, che la sottopone alla Commissione per l’adozione.

Stadio 8:
Dopo un ultimo giro di commenti, la Commissione adotta formalmente la bozza come testo ufficiale del Codex. In seguito il Segretariato del Codex pubblica la nuova normativa, le linee guida ed i testi correlati.

* A volte il testo viene considerato pronto per l’adozione finale a questo livello - spesso definito stadio 5/8.

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Il lungo iter del Codex
Le norme alimentari che rendono il mondo più sicuro
All’ordine del giorno della Commissione del Codex Alimentarius (CAC) questioni di sicurezza e di qualità degli alimenti, come le direttive sul consumo di integratori vitaminici e minerali e l’opportunità di una certificazione di qualità per il Parmigiano.
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