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Mercati dei prodotti agricoli: tendenze mondiali ed effetti locali
Le diminuzioni dei prezzi hanno un’incidenza maggiore sui paesi meno sviluppati
Tendenze a lungo termine dei mercati, alti e bassi dei prezzi dei prodotti agricoli sul breve periodo non sono solo oscuri fenomeni di macroeconomia, ma hanno un’influenza reale sulla vita quotidiana delle persone. Non solo incidono sui prezzi che i consumatori pagano per il cibo ed il vestiario, ma possono anche avere un impatto enorme sul benessere economico generale delle famiglie, delle comunità - perfino di interi paesi – che dipendono dalle esportazioni di prodotti agricoli per le entrate in denaro.

Secondo il nuovo rapporto della FAO, Lo Stato del Mercato dei Prodotti Agricoli 2004 (SOCO), le fluttuazioni dei prezzi delle derrate hanno un’incidenza maggiore sui paesi in via di sviluppo più poveri. “Si calcola che circa 2,5 miliardi di persone nei paesi in via di sviluppo dipendano dall’agricoltura per vivere”, evidenzia il SOCO.

Secondo il rapporto, nella seconda metà degli anni ‘90 i prezzi di numerosi prodotti agricoli esportati dai paesi in via di sviluppo hanno raggiunto i livelli più bassi dall’epoca della Grande Depressione.

Globalmente, nel corso degli ultimi 40 anni sono diminuiti i prezzi reali di tutti i prodotti agricoli, ma il tasso di questa contrazione è variato da un prodotto all’altro. Le materie prime, le bevande tropicali, le colture oleaginose ed i cereali, osserva il SOCO, hanno subìto il calo più accentuato. Il declino del prezzo reale dei prodotti orticoli, caseari e della carne non è stato, invece, così marcato.

Il prezzo del successo: un'offerta eccedente

Il SOCO osserva che l’offerta a livello mondiale di prodotti di base, favorita dall’aumento della produttività e dall’emergere di nuovi grandi produttori, è aumentata più rapidamente della domanda. Secondo il rapporto, potenzialmente i passi avanti nella produttività agricola, ottenuti grazie al perfezionamento delle tecnologie, favoriscono sia i produttori che i consumatori. I primi vedono diminuire i costi e migliorare la propria competitività, i secondi godono di prezzi più bassi.

Il rapporto però aggiunge che sono stati i paesi in via di sviluppo più avanzati e con un’economia più prospera quelli che sono riusciti a trarre profitto dalla tendenza al ribasso dei prezzi nei prodotti agricoli spostando la produzione ed il commercio verso settori più redditizi.

I paesi in via di sviluppo, ad eccezione di quelli meno avanzati, hanno più che raddoppiato la porzione di prodotti orticoli, caseari ed a base di carne delle proprie esportazioni, riducendo contemporaneamente la loro dipendenza dalle bevande tropicali e dalle materie prime. Negli anni ’60 questi ultimi due settori costituivano il 55 per cento delle loro esportazioni agricole, mentre nel biennio 1999-2001 ne rappresentavano solo il 30 per cento circa.

Molto diversa la situazione dei paesi in via di sviluppo meno avanzati. Tra gli anni ’60 e il 2001 la loro dipendenza dalle esportazioni di bevande tropicali e materie prime è infatti aumentata, passando dal 59 al 72 per cento. Parallelamente i paesi meno avanzati hanno visto ridursi la loro partecipazione al commercio agricolo mondiale, anche se la loro dipendenza da esso è rimasta nettamente superiore a quella degli altri paesi in via di sviluppo.

A beneficiare della diminuzione dei prezzi dei prodotti alimentari sono principalmente i consumatori dei paesi sviluppati o quelli che vivono nelle aree urbane dei paesi in via di sviluppo. Quanto ai paesi importatori netti di prodotti alimentari, essi traggono vantaggio dal risparmio di valuta estera. Tuttavia, fintanto che la flessione mondiale dei prezzi si ripercuote sui mercati locali, la grande maggioranza delle popolazioni povere e sottonutrite, che vivono nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo e dipendono dall’agricoltura, subiscono gravi perdite in termini di reddito ed occupazione a causa del declino dei prezzi dei prodotti agricoli, generalmente maggiore dei vantaggi dovuti al calo dei prezzi dei generi alimentari.

Le politiche pubbliche, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, hanno seriamente distorto il problema dell’eccesso di offerta sui mercati agricoli. Le tariffe doganali sulle importazioni agricole, nei paesi sviluppati come in quelli in via di sviluppo, hanno impedito la crescita delle esportazioni agricole provenienti dai paesi in via di sviluppo. Inoltre, gli agricoltori di molti paesi in via di sviluppo che non hanno, o non sfruttano, la possibilità di applicare delle tariffe sulle importazioni di prodotti alimentari devono far fronte alla concorrenza dei produttori dei paesi industrializzati, altamente meccanizzati e che usufruiscono di cospicue sovvenzioni statali. [Per ulteriori informazioni su questo argomento, si veda l’articolo - in inglese - "Il deficit commerciale del settore alimentare, una minaccia per i paesi più poveri", il cui link si trova qui a destra.]

I piccoli coltivatori devono proteggersi

Sebbene i prezzi dei prodotti agricoli di base abbiano mostrato segni di ripresa negli ultimi mesi, il SOCO afferma che questa tendenza non sembra essere stabile ed avverte che “per i coltivatori ed i paesi del mondo in via di sviluppo dipendenti dai prodotti di base le prospettive sul lungo periodo non sono rosee”.

I prezzi dei prodotti agricoli di base rimarranno fortemente instabili e la FAO ritiene che l’aumento dell’offerta continuerà ad essere superiore all’aumento della domanda.

Per attutire l’impatto negativo di queste oscillazioni dei prezzi, la FAO raccomanda a coltivatori e consumatori programmi d’assistenza che facciano da scudo contro le crisi che potrebbero danneggiare i raccolti o indebolire i prezzi, e propone sistemi di prezzi “forward pricing” (sistema mediante il quale si fissa il prezzo di un bene che sarà consegnato e pagato in data futura), e prezzi basati sul mercato come misure tampone per arginare la volatilità inerente i mercati dei prodotti agricoli. “Gli sforzi per affrontare sul lungo periodo il problema della produzione in eccedenza di colture tradizionalmente d’esportazione deve essere centrato sulla crescita della domanda e sul controllo dell’offerta di alcuni prodotti di base, da un lato, e sulla riduzione della vulnerabilità degli agricoltori e dei paesi che dipendono da tali prodotti, dall’altro,” spiega il SOCO.

Il rapporto raccomanda, inoltre, di mettere in atto delle strategie di diversificazione che permettano agli agricoltori di riconvertire la produzione in coltivazioni di maggior valore commerciale o in beni lavorati con valore aggiunto, che contribuirebbero a ridurre sia l’offerta che la dipendenza.

15 febbraio 2005

Per saperne di più

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Il declino delle esportazioni dei prodotti di base ed i costi delle importazioni di prodotti alimentari

I principali prodotti di base esaminati nel SOCO

Il deficit commerciale del settore alimentare, una minaccia per i paesi più poveri

I sussidi statali a favore del cotone nei paesi ricchi determinano prezzi più bassi in tutto il mondo

Per maggiori informazioni:

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

FAO/G. Bizzarri

I paesi in via di sviluppo devono far fronte a prezzi più bassi per i loro prodotti tropicali

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