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Il Vietnam reagisce con una radicale campagna di vaccinazioni
Una massiccia opera di informazione ha convinto gli avicoltori
HANOI, Vietnam – Nel 2004-2005, il virus dell’influenza aviaria devastava il paese con focolai epidemici in quasi ogni regione e con milioni di volatili abbattuti per contenere la malattia. Sono morte quarantadue persone che avevano contratto la malattia.

Nel 2005 le autorità, di fronte al pericolo crescente per la salute umana, hanno preso la controversa decisione di procedere alla vaccinazione di tutto il pollame del paese, 220 milioni di unità.

Oggi, il successo della campagna di vaccinazione del Vietnam si può misurare dal fatto che, al maggio 2006, nessun essere umano è morto a causa dell’H5N1 nell’anno in corso, né si è verificato alcun focolaio epidemico nel pollame.

Secondo il Dr. Hoang Van Nam, Direttore Aggiunto del Dipartimento di Salute Animale del Vietnam, la decisione di procedere alle vaccinazioni non è stata difficile. “Se i focolai epidemici si verificano praticamente ovunque, l’abbattimento non è un’alternativa praticabile. Quindi, poiché la malattia si manifestava ad ondate, abbiamo svolto tutti i preparativi alla fine della seconda ondata ed abbiamo iniziato a vaccinare il pollame prima dell’arrivo della terza”.

L’entusiasmo degli allevatori

Ad aprile, nel nord rurale del Vietnam era facile incontrare molti piccoli allevatori che trasportavano i loro polli sugli scooter o a piedi lungo le strade di villaggio per farli vaccinare.

Nel villaggio di An Thuong, a nord di Hanoi, il Direttore Veterinario del Distretto, Pham Cong Van, spiegava, “Nel distretto disponiamo di 168 centri di vaccinazione. Con l’aiuto di manifesti e di radio e televisione informiamo la popolazione sui luoghi e gli orari delle vaccinazioni, e ci assicuriamo che sia consapevole dei vantaggi che ne derivano e dei rischi che comporta non vaccinare il pollame".

Nguyen Thi Binh, una piccola allevatrice di una sessantina d’anni, è arrivata al centro di vaccinazione con 70 polli ed anatre, che ha portato in due ceste di vimini tenute in equilibrio sulla sua spalla con un’asta. “I miei polli e le mie anatre servono soprattutto per l’alimentazione della mia famiglia, ma alcuni li vendo anche. Non abbiamo mai avuto casi di influenza aviaria in questo villaggio e vogliamo che continui così. Sono molto soddisfatta di questo servizio del governo, soprattutto perché è gratuito”.

Secondo il Dr. Nam, “Fin dal manifestarsi dei primi focolai abbiamo ricevuto grande assistenza da parte della FAO, che ha reclutato e finanziato un consulente con una notevole esperienza sul virus H5N1 accumulata sin dai primi anni in cui è comparso in Cina e ad Hong Kong. Sia prima che durante la campagna di vaccinazione abbiamo, inoltre, avuto dei fondi dal Programma di Cooperazione Tecnica della FAO".

L’Agenzia ha anche messo a disposizione dei “contenitori per l’abbattimento”, per la soppressione indolore dei volatili malati o esposti alla malattia, indumenti protettivi ed attrezzature per le squadre incaricate delle vaccinazioni. Più di recente, la FAO ha fornito dei dispositivi con un sistema GPS, che indicano con esattezza latitudine e longitudine, per facilitare la mappatura e lo studio dei focolai epidemici.

La logistica della campagna

Quando il governo ha avviato la campagna, i funzionari per la salute animale sapevano che la sua riuscita avrebbe richiesto un enorme impegno e grande coordinamento.

“Abbiamo dovuto formare gli addetti alle vaccinazioni e garantire la catena del freddo per i vaccini. Ci siamo procurati 280 milioni di dosi dalla Cina per vaccinare 87 milioni di polli e 40 milioni di anatre nel corso della prima tornata di vaccinazioni, tra l’ottobre ed il dicembre 2005”, ha dichiarato il Dr. Nam.

Il Dr. Nguyen Dang Vang, Direttore del Dipartimento di Produzione Zootecnica, afferma, “Per la campagna di vaccinazione sono state mobilitate più di 100.000 persone. Penso che il nostro successo possa attribuirsi alla determinazione del governo vietnamita, alla dedizione delle autorità locali ed alla campagna di informazione, che si è rivelata davvero decisiva”.

Secondo il Dr. Nam, “E’ difficile calcolare il costo complessivo della campagna di vaccinazione, perché la risposta del paese è stata decentralizzata. Al Nord la gente ha portato i propri polli ai centri di vaccinazione, ma nel Sud gli operatori di salute animale sono dovuti andare casa per casa per vaccinare gli animali. Gli operatori sono stati pagati 3 dollari al giorno più una piccola somma per ogni volatile vaccinato. Quest’attività è stata finanziata dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale”.

Il Dr. Nam spiega che la decisione di procedere alle vaccinazioni è stata facilitata dal fatto che il Vietnam non ha intenzione di diventare un esportatore di pollame. Per diventare esportatore, un paese deve dimostrare ai mercati verso cui esporta di essere esente da ogni malattia e, fa notare il Dr. Nam, “Tutto ciò ha un costo elevato, per il Vietnam, quindi, non è vantaggioso aumentare la produzione avicola ai fini dell’esportazione, soprattutto dal momento che non riusciamo a produrre abbastanza per il nostro fabbisogno interno”.

Sotto la spinta delle preoccupazioni di tipo sanitario, il settore avicolo vietnamita è in pieno cambiamento. Il paese - dicono i funzionari per la salute animale - sta riorganizzando l’avicoltura per garantire una maggiore biosicurezza. Per la ristrutturazione del settore sono in esame, con la consulenza della FAO, possibili alternative, come la valutazione dell’incidenza sui mezzi di sussistenza degli allevatori poveri e misure politiche che possano attenuarne le conseguenze negative.

Il Vietnam non è ancora tornato alla normalità, ma nel paese c’è un senso di sollievo perché il peggio sembra essere passato. I mercati delle carni avicole sono ancora in ribasso ed il contrabbando di pollame lungo il confine con la Cina resta un problema, ma la continuazione del programma di vaccinazione e l’intensa sorveglianza sono garanzie di successo.

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