![]() |
La Turchia al lavoro per migliorare i tempi di risposta
I laboratori sommersi dalle analisi di influenza aviaria
ANKARA, Turchia – La velocità con cui l’influenza aviaria si è diffusa nei piccoli pollai familiari agli inizi di quest’anno ha messo in tale allarme le autorità sanitarie che il Dr. Musa Arik, Capo dei Servizi di Salute Animale della Direzione Generale per la Tutela ed il Controllo, chiede ora la creazione, con l’aiuto internazionale, di un fondo d’emergenza per affrontare eventuali futuri focolai epidemici.
Raccomanda, inoltre, che i laboratori turchi godano di una certificazione internazionale per la diagnosi del virus mortale dell’influenza aviaria H5N1 nei campioni di volatili, in modo da accelerare la risposta. In Turchia l’ultimo caso di influenza aviaria risale al 30 Marzo 2006. I veterinari, anche se continuano a sorvegliare i volatili domestici e selvatici e ad incoraggiare i piccoli allevatori sparsi in più di 40.000 villaggi a migliorare l’igiene ed a sorvegliare l’accesso ai pollai, sperano che la malattia sia sotto controllo. Insegnamenti da trarre La FAO ritiene che l’esperienza della Turchia possa essere d’insegnamento per i paesi in cui la malattia non si è ancora manifestata ma che si stanno attrezzando per un suo eventuale arrivo. Essendo un paese di frontiera tra Asia, Europa ed Africa, le autorità turche si domandano quale parte abbiano avuto gli uccelli migratori nell’introduzione della malattia: “Il ruolo degli uccelli selvatici nella diffusione dell’influenza aviaria non è ancora chiaro, conosciamo invece quello ricoperto dall’attività umana e su questo possiamo intervenire”, dichiara il Dr. Huseyin Sungur, Direttore Generale della Direzione per la Tutela ed il Controllo del Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali. Quando in Turchia è stata confermata la presenza dell’influenza aviaria, le autorità sono intervenute nelle aree e nelle attività ad alto rischio, chiudendo i mercati delle carni avicole e mettendo sotto controllo gli spostamenti dei volatili. Il Dr. Arik spiega, tuttavia, che la risposta del paese all’influenza aviaria non è avvenuta senza alcune difficoltà impreviste. “All’inizio l’invio di campioni ai laboratori procedeva senza problemi, ma in seguito molte compagnie di trasporto si sono rifiutate di portarli e questo ha creato una situazione davvero difficile durante le lunghe festività di Biram, perché ha rallentato le attività per l’individuazione della malattia in molte zone”. Secondo il Dr. Arik, molti laboratori alla fine erano letteralmente sommersi da campioni di volatili morti. “Ecco perché vorrei che ci fosse un maggior numero di laboratori di referenza certificati, soprattutto a livello locale”. L’indennizzo, dice, è stato un altro problema, “perché non abbiamo alcun fondo d’emergenza per l’influenza aviaria. I governatorati, per risarcire la popolazione per i volatili che avevamo dovuto sopprimere durante i focolai epidemici, hanno cercato di ottenere finanziamenti dovunque hanno potuto. Sappiamo, di conseguenza, che l’indennizzo in qualche modo non è stato sistematico e non conosciamo il costo effettivo della lotta contro l’influenza aviaria”. Le ripercussioni sulla vita di villaggio A Bala, una città vicino ad Ankara, il 90 per cento della popolazione locale tiene in cortile dai tre ai cinque polli, anatre o tacchini. Un malaugurato giorno, nel febbraio 2006, dopo che due polli erano risultati positivi, sono intervenute le autorità sanitarie ed hanno abbattuto 1229 polli, 75 tacchini, 65 oche, 19 anatre e 16 piccioni. Ayter Oztalp, che ha perduto tutti i suoi animali, dice, “Dal momento che mio marito è un funzionario pubblico in pensione, stiamo ancora bene economicamente. Il pollame non è mai stato una fonte primaria di reddito. Utilizzavo quel denaro solo per contribuire alle spese familiari”. Nel vicino villaggio di Ahmetçayri, un altro focolaio ha reso, tuttavia, necessario l’abbattimento di 360 polli e di 66 tacchini, il che ha contrapposto le donne, proprietarie del pollame, ai loro mariti e fratelli, che avevano chiamato le autorità sanitarie. Il capo del villaggio, Necdet Polay, spiega: “Quando abbiamo saputo che due dei polli di Adna Okçu erano morti, abbiamo immediatamente chiamato le autorità di salute animale, perché sapevamo dalla televisione dei pericoli dell’influenza aviaria. Quando le galline sono risultate positive all’H5N1, le autorità hanno radunato tutto il pollame del villaggio e l’hanno abbattuto”. Il signor Polay ha aggiunto, “Le nostre donne erano davvero arrabbiate con noi perché avevamo chiamato le autorità. Ho perfino dovuto lasciare il villaggio per un paio di settimane finché le cose non si sono calmate”. |
I partner dell'ONU affinano l’arte della comunicazione di base ANKARA, Turchia – Al primo manifestarsi dell’influenza aviaria, la FAO e l’UNICEF sono entrate subito in azione preparando una campagna di informazione destinata a salvare la vita di donne e bambini con minori disponibilità, coloro che più verosimilmente allevavano polli in casa. invia quest’articolo
|
||||||||||||||||||