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Sono di nuovo i poveri a pagare il prezzo più alto
I piccoli avicoltori perdono i propri mezzi di sussistenza
JOS, Nigeria – Per i piccoli allevatori urbani della capitale nigeriana delle uova la via per uscire dalla povertà non è più diritta e piana.

Situata sul fresco altopiano di Jos, questa città ha un clima ideale per la produzione avicola e dà da vivere a circa 2000 produttori con un’attività perlopiù su piccola scala, che inviano uova in tutto il paese.

Ma l’influenza aviaria ha annientato il settore, con danni e difficoltà enormi per coloro che facevano assegnamento sul pollame per dar da mangiare alle proprie famiglie, pagare l’istruzione dei figli o procurarsi una piccola pensione per la vecchiaia.

"Non so da dove sia venuta. So solo che un altro allevamento della zona si è infettato e poi il mio. Ho perso 7000 polli", dice avvilito Pius Ilonah, 52 anni. "Da allora, gli amici hanno donato cibo ed un po’ di denaro alla mia famiglia. Non abbiamo risparmi né altre fonti di reddito e ce la facciamo appena".

Due dei suoi figli sono al liceo e due all’università, avviati verso un buon lavoro ed una vita migliore, adesso tutto questo potrebbe drasticamente finire.

"Stiamo aspettando che il governo ci dia un indennizzo, di qualsiasi cifra si tratti, per poter ricominciare", dice. "Prenderei in prestito del denaro, ma la banca vuole la mia terra come garanzia. Per iniziare ho bisogno di 1000 galline ovaiole, che costerebbero 800.000 niara (6.000 dollari). E’ una grossa somma. Chi me la presterà?"

I veterinari del governo illustrano un altro problema con cui i piccoli produttori di uova come il signor Ilonah dovranno fare i conti per riprendere la produzione. Negli anni ’70, migliaia di nigeriani che vivevano nelle città, incoraggiati dal governo, hanno avviato piccole attività avicole a livello familiare per uscire dalla povertà.

In moltissimi quartieri si sono costruiti pollai rudimentali, spesso risparmiando sulla salute dei volatili, sull’igiene e sulla biosicurezza. Quando è comparsa una malattia animale virulenta come il virus dell’influenza aviaria H5N1, si è trattato di un disastro annunciato.

"Come potete vedere, i suoi pollai non sono ventilati come dovrebbero. Inoltre in questo quartiere ci sono troppi pollai. Troppo affollati perché i polli godano di buone condizioni igienico-sanitarie", dice il Dr. Ezek Pam, veterinario. "Per ottenere una nuova certificazione dovrà trasferirsi da qualche altra parte".

Buone pratiche d’allevamento

In una zona industriale ai margini della città, Sherifat Sheriff gestisce un allevamento avicolo modello, con 5000 galline ovaiole tenute in strutture pulite, ben ventilate, situate in una grande zona recintata dietro alti muri.

I pollai sono protetti per impedire agli uccelli selvatici di entrare. I 10 operai che vi lavorano indossano maschere e tute che devono togliere ogni volta che escono dall’area. Solo chi viene per motivi commerciali può accedervi – mentre prima i familiari potevano entrare ed uscire a loro piacimento – ed all’ingresso deve immergere le scarpe nel disinfettante per evitare di introdurre il virus.

"Da quando ho avviato la mia attività, nel 1993, ho fatto molta attenzione e nessuna malattia ha creato problemi al mio pollaio”, sostiene la signora Sheriff. Spiega che, a differenza della famiglia Ilonah, la produzione di uova è solo una delle attività economiche del suo nucleo familiare. Suo marito è ingegnere ed uno dei suoi figli è all’università all’estero, gli altri in licei locali d’élite.

Si teme che la crisi dell’influenza aviaria costringa, non solo in Nigeria ma in tutto il mondo, i piccoli produttori indigenti ad abbandonare la loro attività, sostituiti dai grandi produttori.

La situazione attuale

In Nigeria, all’aprile 2006, su un totale di 140 milioni di polli, 750.000 erano morti a causa dell’influenza aviaria o erano stati soppressi. Finora, le autorità di salute animale si sono avvalse di un programma di indennizzo degli allevatori colpiti per incoraggiarli a segnalare i focolai epidemici e poi ripulire le zone infette. Una massiccia campagna di comunicazione pubblica informa i produttori su come proteggere i propri animali.

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FAO/ S. Nelson

Pius Ilonah guarda sconsolato il suo pollaio ormai senza galline

FAO/S. Nelson

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