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Influenza aviaria: a rischio l’Africa
Gli uccelli migratori potrebbero diffondere il virus, indispensabile l’assistenza internazionale
Roma, 19 ottobre 2005 – Dopo la conferma di casi d’influenza aviaria in Romania e Turchia, la FAO avverte che è notevolmente aumentato il rischio che il virus possa diffondersi anche in Medio Oriente e nei paesi africani.

“La scoperta di casi d’influenza aviaria in Romania e Turchia, dopo i focolai individuati in Russia, Kazakistan e Mongolia, conferma il recente allarme della FAO secondo cui il virus si sta diffondendo lungo le rotte migratorie degli uccelli selvatici al di fuori del Sud-est asiatico”, ha affermato Joseph Domenech, Veterinario Capo della FAO. “Gli uccelli selvatici sembrano essere uno dei principali vettori d’influenza aviaria, ma è fondamentale che la ricerca non si fermi affinché si possa capire appieno il loro ruolo”.

“Sia la Romania che la Turchia hanno reagito con prontezza ai recenti focolai”, ha detto la FAO, “presto questi paesi dovrebbero essere in grado di contenere il virus”.

“Una delle nostre preoccupazioni maggiori è adesso la potenziale diffusione del virus nella parte settentrionale ed orientale dell’Africa”, ha detto Domenech. “C’è il serio rischio che questa possibilità possa diventare realtà”.

“Il Medio Oriente ed i paesi nord-africani dovrebbero essere in grado di porre una barriera di difesa contro l’influenza aviaria. La FAO è invece maggiormente preoccupata per la situazione in Africa orientale, dove i servizi veterinari potrebbero avere più difficoltà a svolgere efficaci campagne di contenimento basate sull’abbattimento degli animali infetti e sulle vaccinazioni”, ha aggiunto Domenech. “I paesi interessati e la comunità internazionale devono fare tutto il possibile per assicurare che in Africa l’influenza aviaria non diventi endemica”.

“Se il virus dovesse diventare endemico in Africa orientale, potrebbe aumentare il rischio di una sua evoluzione attraverso mutazioni o riassorbimenti in un ceppo trasmissibile agli esseri umani, e che poi si diffonda tra essi”, ha messo in guardia Domenech. “La stretta vicinanza con gli animali in cui vive la popolazione e le insufficienti capacità di sorveglianza e di controllo della malattia nei paesi dell’Africa orientale creano terreno fertile per il virus. Questi paesi necessitano con urgenza di assistenza internazionale per costruire sistemi di sorveglianza e di controllo di base”.

La FAO aiuterà i paesi africani a rafforzare la sorveglianza sugli animali selvatici e domestici ed a migliorare le capacità di laboratorio per riuscire a scoprire sul nascere i focolai d’influenza aviaria.

Secondo la FAO per i paesi europei il rischio d’influenza aviaria dovuto agli uccelli selvatici è al momento relativamente basso. Esiste tuttavia un pericolo reale che la prossima primavera gli uccelli migratori, se si fossero infettati durante la loro permanenza nelle regioni meridionali, possano portare la malattia nell’Europa occidentale e settentrionale. Gli esperti FAO ritengono comunque che i servizi veterinari europei siano molto efficienti e che per fronteggiare il pericolo siano in atto misure efficaci di sorveglianza e di controllo della malattia.

“È importante non dimenticare che l’epicentro della malattia rimane tuttora il Sud-est asiatico, dove il virus continua a circolare in più di un paese e dove alla fine potrebbe esserci una pandemia nel caso non si riuscisse a controllare la malattia negli animali”, ha detto Domenech.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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