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Nuovo rapporto FAO su commercio agricolo e povertà
La riforma del commercio agricolo offre dei vantaggi, ma i poveri potrebbero non parteciparne
Roma/Ginevra, 7 dicembre 2005 - A pochi giorni dalla Conferenza dell'Organizzazione Mondiale del Commercio ad Hong Kong, nel corso della quale sarà fatto l’ultimo tentativo di raggiungere un accordo per liberalizzare il commercio agricolo, la FAO in un rapporto diffuso oggi, ha avvertito che la prospettata riforma del commercio non beneficerà le popolazioni povere se non sarà accompagnata da politiche complementari e investimenti adeguati.

Lo Stato dell’Alimentazione e dell’Agricoltura 2005 (SOFA 2005) prende in esame il legame esistente tra commercio agricolo e povertà e cerca di rispondere alla domanda: il commercio può essere al servizio dei poveri?

Secondo SOFA 2005 la risposta è si, ma la liberalizzazione da sola non è sufficiente. Sono necessari investimenti e politiche che mettano i poveri nelle condizioni di trarre vantaggio dalle opportunità del commercio e proteggano i settori più vulnerabili dagli shock derivanti dai mercati. “Il commercio agricolo, ed una sua maggiore liberalizzazione, può sbloccare il potenziale del settore agricolo e promuovere una crescita a favore dei poveri, ma questi benefici non sono scontati".

Chi guadagna e chi perde dalla riforma del commercio

Il rapporto della FAO indica che chi guadagnerà maggiormente da una liberalizzazione del commercio agricolo saranno i paesi industrializzati, perché il loro settore agricolo è quello che a causa delle politiche oggi in vigore subisce le maggiori distorsioni. “Sono i consumatori dei mercati attualmente protetti ed i produttori dei paesi che godono di scarsi sussidi interni quelli che tendenzialmente avranno più da guadagnare”.

Anche i paesi in via di sviluppo nel loro insieme potrebbero trarre benefici da una liberalizzazione, ma il rapporto mette in guardia che alcuni gruppi potrebbero nel breve periodo essere penalizzati. Tra essi i paesi importatori netti di prodotti alimentari e i paesi che godono di un accesso preferenziale ai mercati altamente protetti dei paesi OCSE.

Pur riconoscendo che i sussidi dell’OCSE aiutano i paesi importatori netti di derrate a mantenere basso il costo totale delle importazioni, Hartwig de Haen, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Economico e Sociale, avverte: “I sussidi agricoli dell’OCSE mandano un segnale sbagliato a questi paesi e li spingono a trascurare il proprio settore agricolo”.

Per i paesi in via di sviluppo nel loro insieme, i vantaggi potenziali che potrebbero derivare da una liberalizzazione del commercio dipenderanno non dalla riforma del sistema di aiuti all’agricoltura dei paesi OCSE ma dalla riforma delle proprie politiche commerciali, che incoraggeranno gli scambi al loro interno. Dal 70 all’85 per cento di questi potenziali benefici per i paesi in via di sviluppo deriveranno dalle riforme delle proprie politiche agricole.

La liberalizzazione può far incrementare i redditi dei più poveri?

Il SOFA 2005 afferma che i benefici di una liberalizzazione del commercio vanno ben al di là del loro impatto immediato sui produttori e sui consumatori, poiché le riforme contribuiranno in modo significativo alla crescita economica complessiva ed all’aumento dei salari dei lavoratori non qualificati dei paesi in via di sviluppo. Il commercio può essere il fattore accelerante del cambiamento, favorendo le condizioni perché i poveri possano aumentare il proprio reddito, condurre un’esistenza più sana e più produttiva, e allungare le proprie aspettative di vita.

Considerato che la maggior parte delle persone povere e con problemi di sicurezza alimentare vive nelle zone rurali e dipende dall’agricoltura per la propria sopravvivenza, il rapporto sostiene che la crescita del settore agricolo è cruciale per ridurre la povertà in modo sostenibile. “Le riforme del commercio che stimolano la produzione agricola spesso portano ad un aumento generale dei salari della manodopera non qualificata”.

Il rapporto sollecita politiche che consentano ai poveri di trarre profitto dalla risorsa più importante di cui dispongono: il proprio lavoro. Il rapporto avverte però che i poveri sopravvivono con risorse così limitate che sono particolarmente vulnerabili durante i processi di riforma, specialmente nel breve periodo, quando i settori produttivi e il mercato del lavoro sono in una fase di transizione.

Il rapporto FAO fa una serie di raccomandazioni perché la liberalizzazione del commercio vada a favore dei poveri.

Prima di aprire i mercati agricoli nazionali alla concorrenza internazionale, specialmente quella proveniente da competitori che godono di sovvenzioni, è necessario che siano realizzate infrastrutture ed istituzioni commerciali di sostegno. Il rapporto raccomanda strategie coerenti e sostenibili “che facciano conseguire risultati a favore dei poveri e che favoriscano la crescita” e mette in guardia contro riforme congiunturali “di freno e spinta”, giudicate particolarmente dannose.

È necessaria inoltre un’azione su due fronti che comporti da una parte investimenti nella formazione del capitale umano e nella creazione di infrastrutture ed istituzioni, e dall’altra fornisca meccanismi di protezione del reddito per proteggere i settore sociali più vulnerabili nel periodo di transizione verso un commercio più libero.

Lo studio della casistica riportata nel rapporto della FAO mostra che le riforme possono aiutare a ridurre fame e povertà se sono concepite e realizzate nell'ambito di una esplicita strategia a favore di poveri. Gli studi indicano inoltre in modo chiaro l’esigenza di fornire durante le prime fasi della liberalizzazione del commercio investimenti mirati e misure di compensazione transitorie a favore dei poveri.
Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/G. Bizzarri

La riforma del commercio può aiutare i poveri, ma solo se integrata con coerenti politiche in loro favore

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7 dicembre 2005 - La FAO nel sup rapporto annuale SOFA 2005, diffuso oggi, avverte che la prospettata riforma del commercio non beneficerà le popolazioni povere, a meno che non sarà accompagnata da politiche complementari e investimenti adeguati.
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