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Ripopolare gli stock ittici esauriti
Un nuovo rapporto della FAO fa il punto sullo stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo
Roma, 7 marzo 2005 – Il ripopolamento degli stock ittici di mare aperto è “una difficile necessità” afferma l’ultima edizione del rapporto biennale della FAO Lo Stato della Pesca e dell’Acquacoltura nel mondo pubblicato oggi (SOFIA l’acronimo inglese).

Secondo la FAO a partire dagli anni ’50 si è assistito ad un calo costante del potenziale di sfruttamento degli stock ittici marini, insieme ad un aumento dello stock classificato come ipersfruttato o esaurito.

Allo stato attuale, riferisce il SOFIA, il tre per cento degli stock marini sono sotto-sfruttati, mentre il 23 per cento sono moderatamente sfruttati e potrebbero sostenere un modesto incremento nel livello di prelievo.

Il 52 per cento è sfruttato al massimo della sua capacità, il che vuol dire che il livello di prelievo coincide con il massimo della loro riproduttività biologica. Un aumento nella pesca di questi stock non produrrebbe nessun prelievo aggiuntivo sostenibile e causerebbe una riduzione della riproduzione a livelli pericolosamente bassi. Il restante 24 per cento è sfruttato in eccesso (16 per cento), è esaurito (7 per cento) o si sta riprendendo da una situazione di totale impoverimento (1 per cento).

Sette delle prime dieci specie marine - che insieme rappresentano circa il 30 per cento di tutta la pesca di cattura - sono sfruttate al massimo della loro capacità o in eccesso e se si aumenta ulteriormente la loro capacità di prelievo si arrecherà un serio danno biologico ed economico a queste specie.

La situazione è più critica nell’Oceano Atlantico Nord orientale, nel Mediterraneo, nel Mar Nero, seguiti dall’Atlantico nord occidentale e sud orientale, dall’Oceano Pacifico sud orientale e dall’Oceano Antartico.

Ripopolare gli stock: un problema prioritario

“L’esaurimento degli stock ha serie implicazioni per la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico, riduce il welfare e mette a repentaglio l’integrità dell’ecosistema marino”, ha affermato Ichiro Nomura, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento della Pesca.

“È necessario ripopolare gli stock esauriti, ma è altrettanto importante intervenire subito per evitare di impoverire quelli ancora in buona salute. Questo si può fare innanzitutto adattando l’attività di pesca a quello che questi stock sono in grado di sostenere”, ha aggiunto.

Il rapporto suggerisce alcune strategie per consentire il ripopolamento: diminuire in modo significativo, o addirittura interrompere temporaneamente, la pesca nelle zone ipersfruttate, fermare il degrado dell’ambiente subacqueo e recuperare gli habitat danneggiati.

Considerati i progressi molto limitati fatti a questo riguardo nell’ultimo decennio, ripopolare gli stock esauriti portandoli a sani livelli di biomassa entro il 2015 – uno degli obiettivi stabilito nel 2002 al Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, rappresenta secondo il SOFIA una sfida “prioritaria”.

Nuovo picco nella produzione nonostante le difficoltà

Nonostante queste difficoltà, il pescato nel suo insieme ha raggiunto nel 2002 il nuovo picco di 133 milioni di tonnellate, in gran parte come risultato dell’aumento registrato nella pesca d’allevamento.

La proporzione della pesca mondiale attribuibile all’acquacoltura è passata tra il 1998 ed il 2002 dal 25,8 per cento al 29,9 per cento. Nello stesso periodo, la produzione della pesca di cattura è cresciuta del 6,3 per cento, mentre l’acquacoltura è aumentata del 30 per cento. La crescita maggiore nella pesca di cattura si è registrata tra il 1998 ed il 1999, mentre a partire dal 2000 la produzione da cattura è rimasta per lo più stabile.

Il consumo di pesce è passato da 93.6 milioni di tonnellate nel 1998 a 100.7 milioni di tonnellate nel 2002, ed ha rappresentato oltre il 20 per cento dell’assunzione media annuale di proteine animali per circa 2,6 miliardi.

In aumento la domanda di prodotti ittici

Il consumo totale di prodotti ittici a livello mondiale potrebbe raggiungere 179 milioni di tonnellate nel 2015, un aumento di 47 milioni di tonnellate rispetto al 2002. Una parte rilevante di questa accresciuta domanda dovrà essere soddisfatta dalla pesca d’allevamento, che nel 2015 potrebbe arrivare a rappresentare il 39 per cento dell’intera produzione ittica.

La crescita dell’acquacoltura non renderà tuttavia meno urgente il problema di migliorare le attuali pratiche e la gestione della pesca. “L’acquacoltura potrebbe aiutare a ridurre la pressione sulla pesca da cattura riducendo la domanda di pesce di mare aperto ed abbassando i prezzi, ma questo è solo una parte della soluzione”, ha avvertito Nomura. I segnali positivi che vengono da alcuni paesi fanno sperare che un miglioramento è possibile.

Per una pesca sostenibile

Nomura ha fatto notare che il 2005 coincide con il 10º anniversario dell’entrata in vigore del Codice di Condotta FAO per la Pesca Responsabile, uno strumento non vincolante che offre un programma generale per le pratiche di pesca responsabile. Tutti i 188 paesi membri della FAO si sono impegnati ad usare il Codice per rafforzare le proprie politiche nazionali sulla pesca e migliorare la cooperazione internazionale.

“Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo visto molti organismi per la pesca nazionali e regionali di tutto il mondo attingere al Codice per migliorare le proprie politiche sulla pesca”, ha affermato Nomura. “Molti passi avanti sono stati fatti, ma ancora molti occorre farne nei prossimi dieci anni. In ultima analisi, il solo segno tangibile di successo sarà un chiara inversione di tendenza degli attuali trend”.

A partire da oggi sino a venerdì 11 febbraio si riunisce presso la sede della FAO la 26esima sessione della Commissione Pesca della FAO (COFI) a cui partecipano rappresentanti di circa 50 paesi per discutere le questioni sollevate dal rapporto SOFIA.
Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/19306/P. Cenini

Circa 2,6 miliardi di persone traggono dal pesce l'apporto di proteine animali necessario.

Photo credit: U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration

L'impoverimento degli stock ittici ha serie conseguenze per la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico.

FAO/19596/G. Bizzarri

Nel mondo 200 milioni di persone dipendono completamente o in parte dalla pesca e dalle attività connesse.

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