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In vigore da oggi norme più restrittive per la pesca nel Mediterraneo
L’obiettivo è salvaguardare gli habitat dei fondali marini e ridurre gli scarti di cattura
Roma, 5 settembre 2005 – Entrano in vigore da oggi nuove norme sulla pesca nel Mediterraneo, stabilite per proteggerne le risorse marine. Le nuove misure sono state decise collegialmente dai 24 paesi membri* della Commissione Generale sulla Pesca nel Mediterraneo, un organismo affiliato alla FAO, e vengono adesso adottate a livello nazionale.

A tutela degli stock riproduttivi

Tra le nuove misure da oggi in vigore vi è il divieto dell’impiego di reti a strascico e draghe a profondità superiori ai mille metri.

In linea con quello che la FAO definisce “un approccio cautelativo alla gestione della pesca”, il divieto mira a proteggere i fragili habitat dei fondali marini più profondi e le specie ittiche a crescita lenta che vi abitano – che a loro volta costituiscono spesso importante fonte di cibo per altre specie molto diffuse commercialmente, che vivono in acque meno profonde.

Nei paesi mediterranei da oggi le draghe usate dovranno avere una dimensione di maglia superiore ai 40 mm nella sezione finale del sacco della rete, così da lasciar passare i pesci più giovani e di dimensioni piccole. Questo aiuterà a preservare gli stock riproduttivi e anche a ridurre la pesca accidentale di specie non volute.

Un registro unico centralizzato per ridurre la pesca illegale

I paesi membri della Commissione hanno anche stabilito di istituire un registro unico centralizzato in cui immatricolare tutte le imbarcazioni di oltre i 15 metri di lunghezza, che sono già in possesso di autorizzazione alla pesca a livello nazionale.

Qualsiasi imbarcazione in quell’ordine di grandezza che non figura in questo nuovo registro sarà considerata non autorizzata ad operare nelle acque del bacino del Mediterraneo e se sorpresa a pescare, sarà soggetta a sanzioni nell’ambito delle giurisdizioni nazionali dei singoli paesi.

Secondo Alain Bonzon, Segretario Esecutivo della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo della FAO, il registro agirà da deterrente per la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, contribuirà a rendere la flotta peschereccia conforme a quanto previsto dalla Commissione, e migliorerà il monitoraggio della pesca nella regione.

Stretto monitoraggio della pesca del tonno

I paesi membri della Commissione hanno inoltre deciso di prendere delle misure per rafforzare il controllo ed avere una maggiore trasparenza sulla cattura di esemplari giovani di tonno rosso da destinare all’acquacoltur
a. Conosciuta anche come “acquicoltura da cattura”, questa tecnica consiste nel pescare pesci ancora di piccole dimensioni, rinchiuderli in gabbie marine ed ingrassarli in vasche per la successiva commercializzazione.

Questa regolamentazione della pesca del tonno è stata adottata congiuntamente con la Commissione per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT) e comprende norme più restrittive sulle misure minime della pesca del tonno rosso, limitandone la cattura ad esemplari di peso non inferiore ai 10 kg.

La FAO nel suo ultimo rapporto Lo Stato della Pesca e dell’Acquicoltura nel mondo (SOFIA) ha espresso preoccupazione per gli effetti che la cattura di pesce giovane ha sugli stock di mare aperto ed ha sottolineato la necessità di sviluppare per i pesci d’allevamento mangimi manufatti piuttosto che impiegare pesce crudo importato.

* I Paesi membri della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo della FAO sono: Albania, Algeria, Bulgaria, Croazia, Cipro, CE, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Italia, Giappone, Libano, Libia, Malta, Monaco, Marocco, Romania, Slovenia, Serbia e Montenegro, Spagna, Siria, Tunisia e Turchia. Possono farne parte sia paesi che si affacciano sul Mediterraneo sia paesi che pescano nelle sue acque.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/G. Kourous

La pesca responsabile centrale per l’economia e nella cultura del Mediterraneo

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