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La FAO avverte: il mondo non può permettersi la fame
Appello ai leader mondiali a mantenere l'impegno di ridurre la fame nel mondo
New York/Roma, Nazioni Unite, 14 settembre 2005 – La FAO ha lanciato oggi, all’apertura dei lavori del Vertice Mondiale dell’ONU di New York, un appello in cui si esortano i leader mondiali a mantenere l’impegno di dimezzare la fame nel mondo entro il 2015.

L’Agenzia ha sollecitato i governi ed il settore privato a “finanziare adeguatamente interventi ed iniziative volte a ridurre la fame mediante lo sviluppo agricolo e la riduzione della povertà rurale, assicurando e rafforzando al tempo stesso l’accesso al cibo dei più vulnerabili”.

Mobilitare le risorse

In un documento preparato per il Vertice sulla necessità di mobilitare nuove risorse per ridurre la fame, la FAO avverte: “È inaccettabile che 843 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo ed in transizione continuino a soffrire cronicamente la fame e che oltre un miliardo debba vivere con meno di un dollaro al giorno”. Il tasso di riduzione della fame è stato sinora troppo lento, soprattutto nel continente africano, “molto più lento di quello che servirebbe per raggiungere l’obiettivo che nel 1996 i leader di 186 paesi riuniti a Roma per il Vertice Mondiale dell’Alimentazione si erano prefissati, vale a dire di dimezzare il numero di coloro che soffrono la fame entro il 2015".

Secondo la FAO, per ridurre la fame occorre destinare al settore agricolo e rurale una quota maggiore dei fondi per gli aiuti allo sviluppo di quanto non sia stato fatto sinora. La stragrande maggioranza dei poveri del mondo vive in aree rurali e gli studi dimostrano che la crescita del settore agricolo, specialmente se concentrata sui piccoli agricoltori, è il più potente motore di sviluppo e di creazione di occupazione e reddito per le popolazioni che vivono in condizioni precarie.

L’agricoltura la praticano i contadini, non i governi

“Il basso livello di spesa pubblica allocata al settore agricolo e rurale nei bilanci nazionali, insieme al declino di lungo periodo degli aiuti allo sviluppo sono in conflitto con la centralità dell’agricoltura per le economie nazionali”, specialmente per quelle più povere che da essa largamente dipendono.

Secondo la FAO, gli investimenti privati sono centrali per la formazione di capitale di base in agricoltura ed è responsabilità dei governi rendere ciò possibile mediante la ricerca, la regolamentazione degli investimenti pubblici, gli incentivi finanziari e lo sviluppo delle capacità. “Sono i contadini a svolgere il lavoro agricolo, non i governi”. Tuttavia, investimenti pubblici inadeguati in settori essenziali quali le infrastrutture, la ricerca, lo sviluppo delle capacità, le attività di divulgazione, l’espansione del mercato, hanno avuto come risultato una disincentivazione degli interventi privati”.

Segnali promettenti per il futuro

La FAO, insieme al Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) ed al Programma Alimentare Mondiale (PAM), ha presentato un altro documento al Vertice dell’ONU, L'eliminazione di fame e povertà, in cui si delinea una concisa strategia per raggiungere il primo degli obiettivi di sviluppo del Millennio, dimezzare fame e povertà entro il 2015. La FAO afferma che vi sono “segnali incoraggianti di un rafforzamento della determinazione a raggiungere gli obiettivi del Millennio.

Va in questa direzione la recente decisione dei paesi africani di incrementare del 10 per cento la spesa pubblica da destinare all’agricoltura ed allo sviluppo rurale. Inoltre molti paesi donatori si sono impegnati ad aumentare sensibilmente gli aiuti allo sviluppo. La FAO cita la promessa dei paesi dell’Unione Europea di raddoppiare l’Assistenza Ufficiale allo Sviluppo e la cancellazione del debito annunciata dal G8 nei confronti di 18 paesi classificati tra i più poveri al mondo.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/G. Bizzarri

Per i piccoli contadini agricoltura significa occupazione e reddito

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