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Fondi insufficienti per combattere l’influenza aviaria negli animali
Stanziati 20 milioni di dollari, ma ne servono più di 100
Roma, 26 settembre 2005 – La campagna mondiale per il controllo dell’influenza aviaria ha ricevuto sinora stanziamenti insufficienti, nonostante gli importanti contributi di alcuni paesi, ha reso noto oggi la FAO.

“È giusto fare scorta di antivirali per proteggere gli esseri umani da una potenziale pandemia di influenza aviaria, ma allo stesso tempo non si dovrebbe trascurare di combattere il virus là dove ha origine, cioè tra gli animali”, ha affermato Joseph Domenech, responsabile del Servizio Veterinario della FAO. “È essenziale che vi siano validi presidi veterinari a livello nazionale per individuare con tempestività la malattia. Per lo scambio rapido e l’analisi di campioni di virus occorrono risorse aggiuntive, solo così si potrà evitare il diffondersi di nuovi focolai”.

Nella Strategia Mondiale per il Controllo Progressivo dell’Influenza Aviaria Altamente Patogena, avviata nel maggio 2005 dalla FAO e dall’OIE, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per istituire programmi di controllo nei paesi del Sud-Est asiatico, si lanciava un appello per raccogliere oltre 100 milioni di dollari nei prossimi tre anni.

Fino ad oggi, vi sono stati impegni di finanziamento per un totale di circa 16,5 milioni di dollari, così distribuiti: Germania (6 milioni di dollari), Svizzera (4 milioni), Stati Uniti (6 milioni) e Giappone (0,5 milioni). La FAO contribuirà con altri 2 milioni di dollari delle proprie risorse. Anche la Banca Mondiale e la Commissione Europea hanno annunciato che investiranno ampiamente nelle misure di controllo.

“Il sostegno dato sinora è eccellente, ma è soltanto un punto di partenza - avverte la FAO - a meno che non si traduca in ulteriori finanziamenti in favore dei paesi colpiti, sarà difficile fermare il ciclo d’infezione animale che attaccherà i volatili il prossimo inverno”.

L’ampio propagarsi del virus tra gli animali di numerosi paesi dove vivono in stretta vicinanza con gli esseri umani continua a rimanere un grave fattore di rischio, che potrebbe innescare una pandemia - mette in guardia la FAO.

Rimane ancora uno spiraglio

C’è ancora qualche possibilità di ridurre il livello di infezione prima dell’inverno vaccinando il pollame. “In paesi come il Vietnam questo è il solo modo di attenuare gli attuali livelli di infezione nel breve tempo a disposizione. Ciò comporta massicce vaccinazioni del pollame, specialmente nei piccoli allevamenti, dove gli animali vivono a stretto contatto con gli esseri umani.

I paesi asiatici stanno facendo del loro meglio per tenere sotto controllo il virus ma non possono fare questo lavoro da soli, né lo si dovrebbe esigere – ha aggiunto la FAO.

In Tailandia sono riusciti a circoscrivere il virus, e non sono stati segnalati nuovi casi umani negli ultimi tempi. Il Vietnam ha già avviato un ambizioso programma di vaccinazione del pollame nelle province a rischio. Il paese avrà bisogno di altri 10 milioni di dollari per portare a termine questo programma, potenziare i laboratori ed assicurare programmi di sorveglianza post-vaccinazione.

Anche l’Indonesia necessita di un forte sostegno finanziario per rendere più efficaci le campagne di vaccinazione in corso.

Una battaglia mondiale

La FAO ha di nuovo esortato i paesi che si trovano lungo le rotte degli uccelli migratori ad istituire programmi d’allerta precoce e di sorveglianza. L’India, il Bangladesh, i paesi dell’Europa Centrale, del Medio Oriente e di alcune zone dell’Africa dovrebbero sviluppare programmi nazionali di prevenzione, di rilevamento precoce e di risposta rapida.

“Per le attività a livello nazionale occorrerà da parte dei paesi donatori un sostegno aggiuntivo di circa 50 milioni di dollari nei prossimi tre anni ”, ha affermato Domenech. La maggior parte di questi fondi sarà spesa per campagne di sensibilizzazione, per la formazione, per le attrezzature di protezione, per il miglioramento delle strutture di laboratorio e per la sorveglianza dei volatili selvatici e degli allevamenti di polli. Le risorse dei paesi a rischio non saranno sufficienti a finanziare le loro strategie di controllo e contenimento - ha aggiunto Domenech. Si deve offrire assistenza nel lavoro di monitoraggio, coordinamento e per le attività dei laboratori mondiali di riferimento.

Investire oggi nel controllo del virus negli animali sarà alla fine molto più economico che sostenere i costi di una pandemia che potrebbe diffondersi in futuro.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/A. Ariadi

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