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Giornata mondiale dell'alimentazione, 16 ottobre 2017
Khadi Khan
Pakistan
"Non si può immaginare il dolore di dover fuggire dalla propria casa e vivere la vita di un migrante nel proprio paese "
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Khadi Khan sorride guardando il nipote Abdul Rehman giocare sotto alberi frondosi che costeggiano un campo verde e fertile. Una vista che porta una lacrima di gioia nei suoi occhi, avendo egli dovuto abbandonare questi campi qualche anno fa a causa di un’operazione militare contro i terroristi in questa zona.

“Non si può immaginare il dolore di dover fuggire dalla propria casa e vivere la vita di un migrante nel proprio paese”, spiega Khadi, con il dolore che torna a segnare brevemente il suo volto.

Ma gli basta volgere lo sguardo al nipotino e il sorriso torna subito sul volto segnato dal tempo.

Il villaggio di Kalanga nel distretto di Bara faceva parte di tutta una serie di insediamenti interessati dal conflitto. Presa tra le roccaforti dei militanti nel Khyber e un'operazione militare su larga scala, la famiglia di Khadi non poteva far altro che lasciare casa e campi fertili per andarsene verso zone più sicure.

“Abbiamo lasciato la nostra terra a causa dell’operazione. Non avevamo scelta”, ricorda Khadi.

L’anziano contadino ha fatto finalmente ritorno nel suo villaggio nel 2015 con il figlio Saeed Khan, la nuora e i due nipotini.

Erano attirati dal richiamo di casa. Ma non erano assolutamente preparati per lo scenario che li attendeva.

“Non credevo ai miei occhi. I miei frutteti e i miei campi erano aridi e abbandonati” racconta il contadino, un tempo progressista. E aggiunge: “Non avevo idea di dove iniziare per garantire la sussistenza della mia famiglia”.

Ma con il figlio 26enne Saeed al suo fianco, Khadi ha cominciato a recuperare i sei/sette acri della sua terra.

Con migliaia di famiglie che tornano nelle rispettive case sfregiate dalla guerra, e centinaia di altre che ancora aspettano di tornare, per i governi provinciali il fornire mezzi di sussistenza alternativi agli sfollati temporanei ha rappresentato una vera sfida.

Tuttavia, l’anno in cui Khadi ha fatto ritorno a casa, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), con l’assistenza dell’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale (JICA), ha iniziato il lavoro di recupero e sviluppo dell’agricoltura nelle aree tribali ad amministrazione federale (FATA).

L’economia delle FATA, basata su agricoltura di sussistenza e allevamento, fornisce mezzi di sussistenza a circa il 97% della popolazione. A essere coltivato, tuttavia, è meno del 9% della superficie totale di questa area tribale.

A peggiorare le cose, solo il 38,15% della terra coltivata è irrigata; tutti gli altri appezzamenti dipendono dalle precipitazioni piovose per soddisfare le loro esigenze idriche. Se le rese per ettaro di riso e mais sono leggermente inferiori alle medie nazionali, la resa per ettaro di frumento nelle FATA raggiunge appena il 38% della media nazionale.

“Siamo riusciti a recuperare la nostra terra”, precisa Khadi. E aggiunge: “Abbiamo ricevuto sementi di frumento, sementi di avena per il mangime, piante di arancio, prugno e guaiava per i frutteti e anche attrezzi per l’orto domestico”.

Si avvicina il figlio 26enne di Khadi, portando con sé la figlia Sara. Guardano Khadi alzarsi e dirigersi verso una parte coltivata a ortaggi di uno dei campi.

“Ci sono state date sementi di mais”, ricorda Saeed riguardo all’assistenza ricevuta nell’ambito del programma.

“Dal raccolto ottenuto l’anno scorso siamo riusciti a coltivare mais anche quest’anno”, sottolinea.

Saeed si è laureato in amministrazione aziendale in una delle università di Peshawar. Ma poi ha deciso di aiutare il padre a recuperare le loro terre.

Khadi fa ritorno, stringendo alcuni gombi appena colti dall’orto. Ci espone una sua strategia commerciale.

“In questa stagione abbiamo raccolto 120 maund di frumento. Lo venderemo in inverno, quando i prezzi saliranno”, precisa.

Il progetto FAO iniziato a luglio 2015, e la cui fine è prevista per il 30 giugno  2017, ha sostenuto ben 21.192 contadini nelle provincie del Khyber e del Kurram nelle FATA, fornendo mezzi tecnici per l’agricoltura per recuperare circa 1.151 ettari di terra.

Per Khadi, il progresso, pur essendo visibile, è ancora lento.

Dato che il distretto di Bara è vicino all’area urbana di Peshawar, la disponibilità di mezzi tecnici è maggiore. Tuttavia, nelle aree più sperdute delle FATA cui fanno ritorno tanti nuclei sfollati all’interno del paese, è necessario accelerare il processo per fornire mezzi di sussistenza alle persone.

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