Il presidente del Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale, Aidan O'Driscoll, afferma che molto si può fare per combattere la fame. (L. Spaventa/FAO)

La 27a sessione del Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) si è svolta nel Quartier Generale della FAO tra il 28 maggio e il 1° giugno. In aggiunta al lavoro ordinario del Comitato _ fare il punto sui progressi compiuti nella riduzione della fame su scala mondiale _ i partecipanti hanno preso alcune decisioni di grande importanza concernenti il Vertice Mondiale sull'Alimentazione: cinque anni dopo, che avrà luogo a Roma tra il 5 e il 9 novembre. Il presidente del Comitato, Aidan O'Driscoll, ha parlato dei risultati della riunione.

Che cosa ha fatto il CFS?

Per prima cosa abbiamo effettuato una valutazione della situazione mondiale nel campo della sicurezza alimentare. Purtroppo, le persone denutrite ammontano ancora a circa 800 milioni, e il problema si concentra in certe regioni del mondo, specialmente l'Africa sub-sahariana. Ma c'è anche un lato positivo: abbiamo esaminato numerosi casi di straordinari successi, i quali mostrano che cosa si può ottenere con un'azione correttamente mirata. Abbiamo inoltre preso disposizioni riguardo al Vertice Mondiale sull'Alimentazione: cinque anni dopo, che studierà ciò che occorre fare per raggiungere l'obiettivo fissato dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione: dimezzare il numero degli affamati entro il 2015. Infine, abbiamo discusso l'importantissimo tema dell'AIDS e del suoi effetti sulla sicurezza alimentare.

Qual è il nesso tra l'AIDS e la fame?

Originariamente, l'AIDS fu concepita ed etichettata come un problema sanitario. Ma adesso sta diventando chiaro che ha un enorme effetto sulla sicurezza alimentare. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha anzi descritto l'AIDS come uno dei principali ostacoli allo sviluppo nei paesi investiti dall'epidemia.

L'AIDS provoca una massiccia contrazione della produzione agricola, specialmente in alcune delle regioni più povere del mondo (le stesse in cui l'insicurezza alimentare è più grave). Riduce la manodopera disponibile per i lavori agricoli, causando un crollo catastrofico della produzione. Per esempio, uno studio ha rivelato che in Etiopia nelle famiglie colpite dall'AIDS il tempo dedicato all'agricoltura diminuisce di una quota compresa tra il 50 e il 66 per cento. In molte delle aree più duramente colpite, il cibo prodotto localmente è l'unico disponibile, col risultato che l'AIDS ha un'incidenza enorme sia sulla produzione che sul consumo alimentare. (Per vedere il rapporto del CFS sull'HIV/AIDS, clicca qui.)*

Che cosa ha deciso il CFS riguardo all'AIDS?

Il Comitato ha concordato una serie di direttive cui i governi sono invitati a conformarsi in materia di AIDS e di sicurezza alimentare. Per esempio, è necessario che i singoli paesi da un lato inseriscano il problema AIDS nei loro piani nazionali per la sicurezza alimentare, e dall'altro inseriscano le questioni della sicurezza alimentare nelle loro attività finalizzate alla lotta contro l'AIDS. Bisognerà modificare i programmi di ampliamento dell'agricoltura per incoraggiare l'impiego di attrezzature e colture risparmiatrici di lavoro, e le strategie rivolte all'educazione alimentare dovranno contenere consigli appropriati per i malati di AIDS.

Durante la riunione del CFS, sia i paesi in via di sviluppo che quelli sviluppati hanno riconosciuto che il nesso tra l'AIDS e la sicurezza alimentare è una questione fondamentale. Il Piano di Azione del Vertice Mondiale sull'Alimentazione non parlava dell'AIDS, che costituirà invece un punto importante nell'agenda del Vertice Mondiale sull'Alimentazione: cinque anni dopo.

Come mai si è reso necessario dare un seguito al Vertice Mondiale sull'Alimentazione?

Nel 1996 assumemmo un grosso impegno, che è stato preso molto seriamente dai governi membri. Le informazioni di cui disponiamo oggi ci dicono molto chiaramente che non stiamo raggiungendo quell'obiettivo. E se non stiamo mantenendo il nostro impegno, dobbiamo decidere che cosa fare al riguardo.

Posto che siamo destinati a non raggiungere l'obiettivo fissato dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione, c'è tuttavia qualche motivo di ottimismo?

Assolutamente sì. L'Asia è ben avviata a tagliare puntualmente il traguardo definito dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione, grazie soprattutto alla generale crescita economica della regione, che ha permesso ad alcuni paesi di elaborare strategie anti-povertà e pro-sicurezza alimentare che hanno riportato grandi successi. Questi successi sottolineano l'importanza di una politica economica di ampio respiro se si vuole raggiungere la sicurezza alimentare.

Ma ci sono anche casi di miglioramenti dell'alimentazione dovuti a una ricerca e a una tecnologia finalizzate a ben precisi problemi di sicurezza alimentare. Per esempio, ci siamo imbattuti in progetti basati sui villaggi che hanno ottenuto un formidabile successo, e sono stati massicciamente e rapidamente replicati. Un esame di 208 casi in cui sono state impiegate le tecniche dell'agricoltura sostenibile ha messo in luce un aumento medio della produttività pari al 90 per cento. Ciò che è ancora più straordinario è che non stiamo parlando di miglioramenti della produttività agricola limitati al breve periodo. In tutti i casi considerati la base di risorse naturali è stata preservata o accresciuta. Per esempio, in Guatemala, Honduras e Nicaragua 45.000 famiglie di contadini hanno aumentato le rese per ettaro da 400 kg a oltre 2000 kg grazie all'impiego di concimi organici, di colture anti-erosione per proteggere il suolo e di altri ingredienti dell'agricoltura sostenibile.

A questo punto, qual è la prossima tappa?

Tutti sono d'accordo che occorre individuare gli ostacoli emersi nel tentativo di raggiungere l'obiettivo. Per questo motivo, abbiamo deciso di organizzare tavole rotonde con i primi ministri e altri uomini di governo di alto livello per fare il punto sul Piano d'Azione del Vertice Mondiale sull'Alimentazione. Esamineremo i risultati ottenuti finora, come pure gli ostacoli che abbiamo incontrato e i mezzi per superarli. La nostra speranza è che partecipando a queste tavole rotonde i leader si facciano un'idea più precisa della natura di questi problemi. Informarsi leggendo un documento tecnico è certo utile; ma per un leader politico è molto più fruttuoso familiarizzare con i problemi discutendo con i suoi colleghi.

E i gruppi non governativi? Svolgeranno un ruolo nel Vertice Mondiale sull'Alimentazione: cinque anni dopo?

Sì, in sede di CFS abbiamo deciso di condurre, parallelamente al Vertice, un dialogo con le principali parti interessate. In questo quadro, le delegazioni ufficiali s'incontreranno direttamente con le ONG, le CSO e il settore privato. Inoltre, a un certo numero di questi gruppi sarà offerta l'opportunità di rivolgersi direttamente al Vertice. Il Piano d'Azione del Vertice Mondiale sull'Alimentazione assegna ai governi nazionali una responsabilità essenziale per la sicurezza alimentare. Ma spesso si dimentica che identifica altresì compiti che debbono essere assolti dalla comunità internazionale, dalla società civile e dal settore privato. Ha dunque un'importanza vitale che questi soggetti riferiscano su ciò che hanno fatto finora e contribuiscano al dibattito su ciò che occorre fare per assicurare il raggiungimento dell'obiettivo fissato dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione.

Qual è il messaggio principale che desidera lanciare riguardo alla lotta contro la fame nel mondo?

Chi guarda ai numeri della denutrizione _ il 18 per cento della popolazione nel mondo in via di sviluppo, il 34 per cento in Africa _ rimane inorridito davanti alle dimensioni del problema, col risultato che prima ancora di aver potuto prendere in esame le iniziative volte ad affrontarlo, tende a provare un senso d'impotenza, e gli sembra che non si possa far nulla. Ciò che voglio sottolineare è che invece si può fare moltissimo. Abbiamo visto politiche che hanno riportato successi straordinari, e progetti che hanno migliorato in misura significativa i livelli nutrizionali, e sono stati replicati migliaia di volte. Dobbiamo tenere a mente questi successi, e raddoppiare gli sforzi per raggiungere l'obiettivo fissato nel 1996. Sono fermamente convinto che se c'impegniamo a fondo possiamo riuscirci.

8 giugno 2001