هذا المقال غير مُتاح بالعربية• سيُعاد توجيهكم إلى الإنجليزية•إضغط للإغلاق•

Rapporto FAO: la pesca e l’acquacoltura mondiali duramente colpite dalla pandemia COVID-19

Si prevedono ulteriori difficoltà legate agli effetti delle restrizioni su approvvigionamenti e consumi

2 febbraio 2021, Roma - Stando a un rapporto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), il settore mondiale della pesca e dell'acquacoltura ha subito pesanti danni a causa della pandemia COVID-19 e nel 2021 potrebbe accusare ulteriori contraccolpi in seguito alle ripercussioni che le misure restrittive avranno sulla domanda e l'offerta nell'intero settore.

Il rapporto, intitolato "L'impatto della pandemia COVID-19 sui sistemi alimentari della pesca e dell'acquacoltura", è stato presentato nel corso della 34a sessione del Comitato per la pesca (COFI), ospitata dalla FAO.

Si legge nel rapporto che sia la produzione e il consumo di pesce sia le entrate commerciali riferite al 2020 hanno verosimilmente subito una contrazione a causa delle misure di contenimento, mentre si prevede che la produzione globale dell'acquacoltura diminuirà all'incirca dell'1,3 percento, il che corrisponderebbe alla prima flessione registrata dal settore nell'arco di diversi anni.

"La pandemia ha causato sconvolgimenti nel settore della pesca e dell'acquacoltura un po' ovunque nel mondo, con perturbazioni della produzione, interruzioni delle catene di approvvigionamento e un tracollo dei consumi dovuto ai periodi di blocco," ha spiegato il Vicedirettore generale della FAO, Maria Helena Semedo.

"Le misure di contenimento hanno generato cambiamenti profondi, molti dei quali sono destinati a persistere nel lungo termine."

Il rapporto rivela che, sebbene gli alimenti non siano di per sé responsabili della trasmissione del COVID-19 all'uomo, ogni tappa della catena di approvvigionamento nel settore della pesca e dell'agricoltura rischia di subire perturbazioni o interruzioni a causa delle restrizioni.

I prezzi aggregati per il 2020, stando ai dati raccolti dall'Indice dei prezzi dei prodotti ittici, sono diminuiti rispetto agli anni precedenti per la maggior parte delle specie commercializzate. Al crollo della domanda di prodotti ittici freschi ha contribuito anche la chiusura di ristoranti e alberghi in molti paesi.

"L'impatto è stato enorme nei paesi in via di sviluppo, in particolare nei paesi con un grande settore informale, dove i piccoli lavoratori e artigiani e le piccole comunità dipendono dalla pesca per la propria sicurezza alimentare e sussistenza. È qui che sono stati registrati i danni maggiori," ha precisato Semedo.

Dal rapporto della FAO emerge che nel settore dell'acquacoltura si hanno prove crescenti che i prodotti rimasti invenduti determineranno un incremento delle scorte di pesce vivo, con un conseguente aumento sia dei costi dell'alimentazione dei pesci sia dell'incidenza della mortalità. I settori caratterizzati da cicli di produzione più lunghi, come l'allevamento di salmone, non sono in grado di adattarsi rapidamente alle fluttuazioni della domanda.

Si ritiene che nel 2020 siano leggermente diminuite a livello mondiale anche le catture di pesce selvatico, dal momento che, in generale, le attività di pesca sono state limitate dalle misure restrittive introdotte in seguito alla pandemia COVID‑19 sugli equipaggi dei pescherecci e da condizioni di mercato svantaggiose.

La pandemia COVID-19 ha altresì cambiato le preferenze dei consumatori: essendo emersa la necessità per le famiglie di fare provviste di alimenti non deperibili, la domanda di pesce fresco si è ridotta e, parallelamente, è cresciuta la domanda di prodotti confezionati e surgelati.

Prima che scoppiasse la pandemia, nel settore si registrava una tendenza generale al rialzo. Nel 2018 la produzione ittica e dell'acquacoltura mondiale (a esclusione delle piante acquatiche) aveva raggiunto il primato assoluto di quasi 179 milioni di tonnellate. Il 54 percento del totale, pari a 96,4 milioni di tonnellate di pescato, era frutto della pesca marittima globale, mentre l'acquacoltura aveva contribuito per il restante 46 percento, equivalente a 82,1 milioni di tonnellate di prodotti ittici. Negli ultimi decenni, infine, il consumo di pesce è andato aumentando notevolmente, a una media di oltre 20 chili pro capite.

La FAO ha chiesto che le misure restrittive che perturbano gli scambi di generi alimentari applicate alle frontiere siano ridotte al minimo per garantire la sicurezza alimentare. Il rapporto invita le organizzazioni professionali e regionali a collaborare nella gestione del settore della pesca e dell'acquacoltura durante la pandemia, con misure di tutela del lavoro e forme di sostegno che promuovano una rapida ripresa del settore senza compromettere la sostenibilità.

Non va inoltre dimenticato l'impatto che la pandemia COVID-19 sta avendo sulle donne, soggetti di per sé già vulnerabili nel panorama della produzione alimentare, della trasformazione e della vendita degli alimenti, e dell'assistenza, in favore delle quali dovrebbero essere definite misure di sostegno lungo tutta la catena di valore del settore ittico.

Quello della pesca e dell'acquacoltura è un settore che continua a essere dominato dall'incertezza, soprattutto con riferimento alla durata e alla gravità della pandemia.

Quest'anno la 34a sessione del COFI celebra il 25° anniversario del Codice di condotta per la pesca responsabile, un documento cardine approvato dagli Stati membri della FAO che ha fornito le linee guida per le iniziative verso una pesca e un'acquacoltura sostenibili in tutto il mondo.

Di fronte all'incertezza in cui versa il settore ittico a causa della pandemia e di altre criticità, i principi del codice appaiono più che mai indispensabili per garantirne la redditività e sostenibilità.

Photo: ©FAO/B.Geers
Secondo il rapporto FAO, sia la produzione e il consumo di pesce sia le entrate commerciali riferite al 2020 hanno verosimilmente subito una contrazione a causa delle misure di contenimento legate alla pandemia da COVID-19.