La FAO e l'UNHCR lanciano un nuovo strumento per salvare le foreste nelle aree con una grande presenza di sfollati

L’utilizzo di combustibili lignei per uso domestico la principale causa di degrado forestale e di deforestazione in aree con grandi concentrazioni di rifugiati

Roma / Ginevra, 20 giugno 2018 - La FAO e l'UNHCR - l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati - hanno lanciato oggi un nuovo manuale per aiutare a ripristinare le foreste nelle zone con una grande presenza di sfollati, dove la forte dipendenza dal combustibile da legna mette foreste e boschi in pericolo.

Circa 2,4 miliardi di persone - circa un quarto della popolazione mondiale - dipendono dal legno come principale fonte di energia per cucinare.

Nelle aree che ospitano popolazioni sfollate, spesso con scarse risorse proprie, la dipendenza dal combustibile legnoso è ancora più drammatica. Più di quattro persone su cinque costrette a lasciare le proprie case a causa di confitti usano il combustibile per cucinare e riscaldare. Questo è il principale motore del degrado forestale e della deforestazione in queste aree.

"Con l'aumentare delle crisi prolungate, abbiamo visto molte terre degradate e senza alberi in aree con un alto numero di sfollati. La FAO e l'UNHCR hanno sviluppato soluzioni a lungo termine necessarie per creare fonti d'energia, di cibo e di reddito, durevoli e rinnovabili", ha dichiarato Shukri Ahmed, Vice capo del programma strategico della FAO sulla resilienza. "Abbiamo solo bisogno di attuarli su vasta scala, ignorare il problema e andare avanti come se nulla fosse continuerà ad alimentare conflitti, con comunità in competizione per le scarse risorse e priverà le future generazioni di risorse naturali vitali".

"Una gestione ambientale responsabile è parte integrante dell'approccio attuale per affrontare il problema degli sfollati su larga scala e gestirne le conseguenze", ha osservato Andrea Dekrout, Coordinatore senior per l'ambiente dell'UNHCR, della Divisione di supporto e gestione dei programmi.

Nell'insediamento di Bidibidi in Uganda, ad esempio, una delle più grandi aree di accoglienza di rifugiati al mondo, l'UNHCR e la FAO hanno stimato che il consumo annuale di combustibile fossile nel 2017è ammontato a oltre 300.000 tonnellate. Se lasciata non gestita, la fornitura di combustibile ligneo a Bidibidi, a questo ritmo di consumo, durerà solo altri tre anni, e avrà un costo molto elevato: l'esaurimento completo delle risorse forestali.

Per affrontare sfide come questa, la FAO e l'UNHCR hanno pubblicato il manuale Managing forests in displacement settings, che potrebbe essere utile a tutti gli attori coinvolti nella gestione delle foreste e nei progetti riforestazione, che lavorano per soddisfare le esigenze degli sfollati e delle comunità ospitanti.

"Il manuale fornisce indicazioni pratiche su come accelerare e sostenere il recupero e la rigenerazione delle foreste, proteggerle, riabilitare terreni degradati e sostenere il fabbisogno energetico. Comprende un elenco di azioni - dal piantare alberi all'identificazione, preparazione e cura dei vivai ", ha affermato Arturo Gianvenuti, Specialista di risorse forestali e di energia derivata dal legno della FAO e coautore del manuale.

Quando i bisogni sono urgenti - come l'improvviso afflusso di grandi popolazioni di sfollati - il manuale raccomanda di piantare alberi a crescita rapida, preferibilmente autoctoni, per generare una fonte costante di legna da ardere, piccoli strumenti da costruzione e foraggio.

Il manuale raccomanda inoltre di piantare alberi per l'energia, il legname, per il cibo e per il foraggio, per generare opportunità di reddito per i rifugiati e per le popolazioni ospitanti, contribuire a costruire la loro capacità di recupero e ridurre l'impatto ambientale delle grandi concentrazioni di rifugiati.

Il manuale sottolinea che i piani di gestione forestale dovrebbero anche indicare chi detiene il diritto al raccolto del legno e dei prodotti non legnosi, e ne chi trarrà beneficio. Il coinvolgimento della comunità locale è cruciale in quanto contribuisce a creare un senso di appartenenza e garantisce che gli interventi forestali siano ben gestiti.

Photo: ©FAO/Sergio Rivero
Un ragazzino a Cox's Bazar, Bangladesh. Qui i rifugiati dipendono pesantemente dal legname per cucinare.