Le calamità colpiscono pesantemente i sistemi agroalimentari, esposti anche a nuove minacce

Un nuovo rapporto della FAO rivela che le perdite agricole dovute alle calamità naturali crescono vertiginosamente, infliggendo danni economici e mettendo a rischio la nutrizione

18 marzo 2021, Roma - È l'agricoltura il settore su cui si riversa la maggior parte delle perdite economiche e dei danni causati dalle calamità, che sono aumentate per frequenza, intensità e complessità. A darne conto è un nuovo rapporto pubblicato in data odierna dalla FAO.

In nessun altro momento della storia i sistemi agroalimentari si sono dovuti misurare con una tale serie di minacce nuove e inattese, tra cui incendi di proporzioni enormi, eventi meteorologici estremi, sciami insolitamente grandi di locuste del deserto e rischi biologici emergenti quali la pandemia COVID-19. Sempre secondo il rapporto, si tratta di emergenze che non solo mietono vittime, ma che distruggono anche i mezzi di sussistenza agricoli e hanno ripercussioni economiche negative a livello di singole famiglie, comunità, nonché sul piano nazionale e regionale, con strascichi che si faranno sentire per generazioni.

Stando alla pubblicazione, l'incidenza annuale delle calamità sarebbe oggi triplicata rispetto agli anni 1970 e 1980. Considerando il dato aggregato del settore agricolo, industriale, commerciale e turistico, l'agricoltura assorbe da sola la sproporzionata quota del 63 percento delle conseguenze dei disastri naturali, mentre sono in particolare i paesi meno sviluppati e i paesi a reddito medio-basso a sostenere l'urto maggiore di tali eventi calamitosi.

Tra il 2008 e il 2018, dunque, le calamità sono costate ai settori agricoli delle economie dei paesi in via di sviluppo oltre 108 miliardi di dollari in termini di danni o perdite a livello di produzione agricola e animale. I danni possono essere particolarmente deleteri per la sopravvivenza dei piccoli produttori e degli agricoltori, pastori e pescatori di sussistenza.

Nel periodo analizzato, la regione più duramente colpita è stata l'Asia, che ha subito perdite economiche fino all'impressionante cifra di 49 miliardi di dollari, seguita dall'Africa (30 miliardi di dollari) e da America Latina e Caraibi (29 miliardi).

“Le calamità hanno ripercussioni immense; per valutarne e comprenderne la dinamica e, di conseguenza, mitigarne i costi sono necessari interventi immediati,” ha spiegato oggi il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, in occasione del lancio del rapporto. “Un’accresciuta esposizione ai rischi è divenuta la ‘nuova normalità’ e i cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare ulteriormente la situazione,” ha aggiunto.

Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che l’edizione 2021 del rapporto adduce argomenti molto validi a favore di un investimento in resilienza e riduzione dei rischi, mostrando la portata delle conseguenze di tali disastri su vari settori agricoli, oltre che fornendo conoscenze essenziali e una solida base per coordinare un’azione globale efficace.

Principali minacce

Il rapporto addita la siccità come il principale singolo responsabile della perdita di produzione agricola, seguito da inondazioni, tempeste, parassiti e malattie, e incendi boschivi. Oltre il 34 percento delle perdite di produzione agricola e animale nei paesi meno sviluppati e nei paesi a reddito medio-basso è ascrivibile alla siccità, che complessivamente costa al settore 37 miliardi di dollari. La siccità ha effetti negativi quasi esclusivamente sull'agricoltura. Tale settore subisce, infatti, l'82 percento di tutti i danni causati dalla siccità rispetto al 18 percento dei contraccolpi registrati in tutti gli altri ambiti.

Anche i parassiti, le malattie e le infestazioni che colpiscono i raccolti e gli allevamenti animali sono diventati un importante fattore di stress per il settore agricolo. Nel periodo compreso tra il 2008 e il 2018 queste catastrofi biologiche hanno determinato il 9 percento di tutte le perdite di produzione agricola e animale. La potenziale minaccia rappresentata dalle calamità che rientrano in tale categoria si è manifestata nel 2020, quando enormi sciami di locuste del deserto hanno devastato il Grande Corno d'Africa, la Penisola araba, e l'Asia sudoccidentale, pregiudicando i raccolti e mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare.

Nel frattempo, la pandemia COVID-19 è venuta a gravare ulteriormente sui sistemi agroalimentari, esacerbando i rischi sistemici esistenti con effetti a cascata sulla vita e i mezzi di sussistenza delle persone nonché sulle economie di tutto il mondo.

Impatti delle calamità sulla sicurezza alimentare e la nutrizione

Le calamità si estendono ben al di là della sfera economica poiché hanno conseguenze deleterie anche sulla sicurezza alimentare e la nutrizione. Per la prima volta in assoluto, questa nuova edizione del rapporto della FAO trasforma le perdite economiche in equivalenti calorici e nutrizionali.

Si stima, per esempio, che tra il 2008 e il 2018 il danno in termini di mancata produzione agricola e animale nei paesi meno sviluppati e nei paesi a reddito medio-basso è stato pari a una perdita di 6 900 miliardi di kilocalorie all'anno. Ciò equivale all'apporto calorico annuo di sette milioni di adulti.

Le conseguenze delle calamità naturali in America Latina e nei Caraibi nello stesso periodo sono traducibili in una perdita di 975 calorie pro capite al giorno, ossia del 40 percento dell'apporto giornaliero raccomandato, cui fanno seguito l'Africa (559 calorie) e l'Asia (283 calorie).

Un futuro resiliente alle catastrofi è possibile

Il rapporto della FAO indica un percorso fondamentale per garantire all'agricoltura un ruolo cruciale nel conseguimento di un futuro sostenibile, e cioè investire in resilienza e nella riduzione dei rischi di disastri, soprattutto attraverso la raccolta e l'analisi di dati in modo da agire disponendo di informazioni concrete.

Per contrastare i disastri è essenziale approntare risposte olistiche e assicurare una collaborazione transettoriale. Per poter prevedere e prevenire il rischio di calamità e prepararsi ad affrontare e a reagire a tali evenienze in ambito agricolo i paesi devono adottare un metodo sistemico di gestione del rischio che abbracci più settori e tenga conto di molteplici tipologie di pericolo. Le strategie adottate devono calcolare non soltanto i rischi naturali ma anche le minacce antropiche e biologiche quali la pandemia COVID-19, e devono essere fondate su una comprensione della natura sistemica dei rischi e dei loro rapporti di reciproca dipendenza.

Le innovazioni quali il telerilevamento, la raccolta di dati geospaziali, i droni e la tecnologia robotica contro i disastri, nonché gli strumenti di apprendimento automatico sono nuovi potenti mezzi di valutazione e di raccolta dei dati che possono rivelarsi estremamente utili se si vuole cercare di ridurre i rischi di disastro in agricoltura.

Oltre a una governance efficiente è dunque indispensabile promuovere partenariati pubblici-privati che consentano di rispondere al bisogno impellente di investimenti in azioni di riduzione della vulnerabilità dell'agricoltura alle calamità e ai cambiamenti climatici.

Ulteriori informazioni sul rapporto

Il periodico rapporto della FAO intitolato The Impact of Disasters and Crises on Agriculture and Food Security (Impatto dei disastri e delle crisi sull'agricoltura e la sicurezza alimentare) presenta le più recenti tendenze in termini di perdite di produzione agricola riconducibili ai disastri in tutti i settori agricoli. L'edizione del 2021 analizza 457 disastri in 109 paesi in tutte le regioni e le categorie di reddito, compresi, per la prima volta, i paesi a reddito alto e medio-alto.

Su un totale di 109 paesi che hanno registrato perdite agricole ascrivibili a disastri, 94 ricadono nelle categorie di paesi meno sviluppati e paesi a reddito medio-basso, dove ben 389 eventi calamitosi hanno compromesso la produzione agricola.

Photo: ©FAO/IFAD/WFP/Michael Tewe / FAO
Raccolta d'acqua in Etiopia.