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CAPITOLO 1. Successo di un approccio


Un approccio che dà i suoi frutti

Le popolazioni delle aree d’intervento del programma sono associate allo sviluppo a pieno titolo

Le autorità tunisine, negli ultimi due decenni, hanno compiuto sforzi considerevoli per difendere i terreni dall’erosione idrica e per la regimentazione delle acque di scorrimento. Nella pianificazione di progetti e programmi di conservazione della terra e di gestione delle acque di scorrimento, gli approcci d’intervento hanno avuto un’evoluzione: da approccio interventista ad approccio partecipativo. Quest’ultimo, dimostratosi sostenibile attraverso una lunga esperienza sul campo, viene adottato dal programma. Si basa su un impegno congiunto di contadini, personale governativo e personale tecnico che pianificano e realizzano insieme le opere destinate alla conservazione dell’acqua e del suolo. Questo riguarda 12 000 ettari di terreno agricolo molto degradato nell’area d’intervento del programma.

Conche in pietra costruite alla base degli ulivi per canalizzare l’acqua di scorrimento verso le radici.

«Questo approccio partecipativo è nuovo; noi pensiamo normalmente in termini di cambiamenti fisici, ma questo è un buon inizio»

Ridha Ben Châabane
Direttore Generale del Commissariato Regionale per lo sviluppo agricolo di Zaghouan

Le autorità tunisine, negli ultimi due decenni, sono intervenute su migliaia di ettari di terre minacciate dall’erosione idrica per intercettare le acque di scorrimento e arrestare l’erosione in una regione valliva all’interno del paese, senza una vera e propria partnership con i proprietari terrieri. Gli agricoltori, non informati a sufficienza sulle iniziative antierosive e sulla gestione della sostenibilità delle attività agricole, non si sono impegnati nella manutenzione e conservazione nel tempo.

L’approccio «partecipativo» promosso dalla FAO nel mondo intero rafforza il Programma di conservazione dell’acqua e del suolo, che ha ottenuto i risultati elencati in questo opuscolo. L’approccio consiste nella formazione di partnership di comunità agricole, personale governativo e personale tecnico, che lavorano tutti insieme per pianificare, finanziare ed eseguire attività di sviluppo. I beneficiari del programma, che effettuano la maggior parte del duro lavoro fisico, stabiliscono le priorità e si impegnano volontariamente a portare avanti il lavoro.

«La popolazione che partecipa a questo programma vive in aree difficili, che hanno però un potenziale di sviluppo» ha riferito Massimo Marino, responsabile tecnico del programma. «Non assistenza, ma una vera e propria partnership da instaurare».

La struttura finanziaria del programma riflette questa partnership: la cooperazione italiana contribuisce con 12,5 milioni di dollari, il governo tunisino con 6 milioni di dollari e gli agricoltori con 450 000 dollari in contanti e 1 milione di dollari in manodopera.

Lo sviluppo integrato è uno dei pilastri del Programma di conservazione dell’acqua e del suolo (vedere Le basi dell’approccio integrato, pagina 3), che è iniziato nel 2000 e continuerà fino al 2005. Questo programma di sviluppo agricolo ha finanziato la costruzione di nuove strade per il collegamento di aree isolate, l’approvvigionamento di acqua potabile nelle zone rurali, per alleviare il lavoro delle donne e delle giovani che trascorrono ore e ore a trasportare acqua, e l’allacciamento alla rete elettrica delle case per permettere ai bambini di svolgere i compiti.

«Per vivere sui campi, gli abitanti pongono tre condizioni: acqua, strade ed elettricità», ha detto Jalel El Faleh, coordinatore nazionale del programma.

Nel 2003, a metà strada del programma, 2 000 famiglie hanno già formato comitati comunitari di sviluppo e hanno iniziato a modificare la fisionomia del paesaggio (vedere Il grande giorno a Kharrouba, pagina 4 e il capitolo 2).

Un partecipante al programma costruisce un argine in pietra

Messa a dimora di un ulivo

La reazione del Governo

«Questo approccio partecipativo è nuovo; noi pensiamo normalmente in termini di cambiamenti fisici, ma questo è un buon inizio», ha dichiarato Ridha Ben Châabane, Direttore Generale del Commissariato Regionale per lo sviluppo agricolo di Zaghouan, uno dei tre governatorati coperti dal programma.

Ben Châabane, il più alto funzionario del governo responsabile per l’agricoltura nel Governatorato di Zaghouan, ritiene che fino agli anni ’80 pochi sforzi erano stati dedicati al recupero delle colline degradate e gli agricoltori non accettavano facilmente le nuove tecniche. Ora c’è non solo una accettazione ma anche l’inizio di una assimilazione.

«Con un programma di cinque anni si può installare una certa dinamica», ha detto.

«Riunendo due grandi programmi del Governatorato ne abbiamo guadagnato in efficacia», ha aggiunto, riferendosi a un programma agricolo finanziato dal Fondo internazionale di sviluppo agricolo, istituzione parallela alla FAO, con sede a Roma.

Ben Châabane è finalmente fiducioso che le grandi opere di conservazione in atto in questo Governatorato saranno questa volta mantenute in buono stato?

«E’ un motivo di preoccupazione. Il processo continuerà dopo il programma? Gli abitanti proseguiranno i lavori iniziati dal programma e spingeranno i comitati di sviluppo a lavorare insieme?», si è chiesto pensieroso. «La popolazione è affezionata ai propri alberi di ulivo. Tornate tra 10 o 20 anni e sono sicuro che troverete le conche e le cisterne. E’ sicuro».

Le basi dell’approccio integrato?

Non tralasciare nulla

Qual è il segreto per il successo dello sviluppo rurale e agricolo sostenibile? Troppo spesso, completato il programma, il miglioramento dei terreni o delle tecniche agricole che procurano un ritorno immediato agli agricoltori non dura a lungo. Le esperienze nel mondo indicano che lo sviluppo ha maggiori possibilità di durare se integrato con le pratiche locali, con l’economia locale e tiene conto delle aspirazioni locali. Il Programma di conservazione dell’acqua e del suolo cerca di applicare questa visione nelle aree di intervento.

«Gli stessi agricoltori hanno un approccio integrato», ha osservato Parviz Koohafkan, un funzionario di alto livello della FAO e principale autore del documento programmatico. «Gli agricoltori valutano le proprie disponibilità, le possibilità e gli ostacoli e prendono le decisioni di conseguenza. Se i programmi devono rispondere alle loro aspirazioni, devono prendere in considerazione le prospettive degli agricoltori e le loro realtà».

Per esempio, il programma ha consolidato nella zona d’intervento le tecniche tradizionali tunisine di raccolta delle acque, ossia conche in pietra a forma di mezza luna intorno al piede degli ulivi. Il programma ha perfino migliorato la loro efficienza aiutando gli agricoltori ad aggiungere fertilizzante naturale nella conca. Non solo le tecniche si integrano con la pratica comune e con le conoscenze locali, ma le strutture possono essere costruite con materiale e manodopera locale. Il programma si integra anche con il panorama socio-economico, coinvolgendo così gli agricoltori su piccola, media e grande scala. M. P. Koohafkan ha detto: «Il primo obiettivo del programma è la riduzione della povertà degli agricoltori su piccola scala, ma le grandi e medie aziende sono i motori dell’economia e non si possono ignorare».

Le attività del programma devono anche essere armonizzate con gli impegni internazionali della Tunisia: come la Convenzione sulla diversità biologica e il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche. Così, per esempio, alcune varietà tradizionali di ulivi sono state salvate e vengono anche valorizzate sul piano locale, regionale, nazionale e perfino internazionale.

Alcuni partecipanti al Programma costruiscono argini di pietre e conche per conservare l’acqua.

Grande giorno a Kharrouba

A KHARROUBA, una piccola località della delegazione di Siliana Sud, Governatorato di Siliana, l’atmosfera era vibrante quando, nella piazza del villaggio, i tecnici del Commissariato Regionale per lo sviluppo agricolo del Ministero dell’Agricoltura, dell’Ambiente e delle Risorse Idriche hanno mostrato grafici e diagrammi. Erano tutti lì, uomini, donne, giovani e vecchi, per non perdere l’annuncio di quali miglioramenti inclusi nella «lista dei desiderata» della comunità erano stati approvati per il finanziamento.

La procedura per essere inseriti nel Programma di conservazione dell’acqua e del suolo è stata lunga. Le persone interessate si sono raggruppate in comitati ufficiali per lo sviluppo. I tecnici dell’Unità regionale di gestione del programma hanno aiutato il comitato ad effettuare un’analisi strutturata dei problemi della comunità, spiegando come il programma potrebbe contribuire a risolverli. Prendiamo l’esempio di una delle Unità socio-territoriali (Ust) del Governatorato di Siliana, nella Tunisia centrale, che ha una falda acquifera ad alto contenuto di zolfo e oliveti in cattivo stato. L’esodo rurale è un flagello: pochi giovani hanno preso parte alla riunione, la maggior parte di loro lavora in città.

Cominciamo con la cattiva notizia: non è possibile costruire un nuovo pozzo nell’Ust. Poi, la buona notizia: è possibile collegare una condotta con il pozzo di un altro Ust, il cui costo sarà suddiviso tra il programma, il ministero dell’Agricoltura e la comunità locale. Segue un animato dibattito democratico.

Un agricoltore prende la parola: «Ho visto una coltivazione di cocomeri nell’altra Ust, irrigata con acqua di questi pozzi e non va tanto bene. La loro acqua non ha tanto zolfo come la nostra, ma forse ne ha troppo».

Una giovane donna prosegue: «Voi siete i tecnici», rivolta ai funzionari. «Voi dovete confermare che avremo migliori risultati con il secondo pozzo».

L’esperto rassicura gli agricoltori.

La riunione continua fino a che tutti sono soddisfatti e i partecipanti raggiungono un accordo sulla suddivisione dei costi e delle responsabilità.


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