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Nota Informativa

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Il diritto all’alimentazione è un diritto intrinseco di ogni essere umano, donna, uomo, bambina o bambino in ogni parte del pianeta.  

La scelta del Diritto all’alimentazione come tema della Giornata mondiale dell’alimentazione 2007 e TeleFood dimostra che la comunità internazionale riconosce sempre più l’importanza dei diritti umani nello sradicare fame e povertà, nonché la necessità di accelerare ed intensificare il processo di sviluppo sostenibile.

Premessa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 è stata la prima a riconoscere il diritto all’alimentazione come un diritto umano. Esso è stato poi incorporato nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (articolo 11) adottato nel 1966 e ratificato da 156 stati, oggi vincolati dalle sue disposizioni. Il diritto all’alimentazione ha una definizione più precisa ed una interpretazione tecnica nel Commento generale 12 del Comitato sui diritti economici, sociali e culturali (1999). Le “Voluntary Guidelines to Support the Progressive Realization of the Right to Adequate Food in the Context of National Food Security” (“Linee guida volontarie a sostegno della realizzazione progressiva del diritto ad un’alimentazione adeguata nel contesto della sicurezza alimentare nazionale”), conosciute come “Linee guida sul diritto all’alimentazione”, sono state adottate dal Consiglio della FAO nel 2004 e forniscono raccomandazioni pratiche su quanto deve essere realizzato concretamente per garantire che il diritto all’alimentazione diventi realtà.

Il diritto all’alimentazione è un diritto universale. Ciò significa che ogni essere umano – donna, uomo o bambino – deve sempre poter accedere all’alimentazione o ai mezzi per approvvigionarsi di cibo: un cibo che deve essere in quantità, qualità e varietà sufficienti da soddisfare i suoi bisogni, privo di sostanze nocive ed accettabile per la sua cultura. Secondo il Commento generale 12, gli individui hanno il diritto di ricevere il cibo direttamente dallo stato solo nei casi in cui non siano in grado di soddisfare i loro bisogni alimentari con i mezzi a disposizione per cause che vadano al di là della loro possibilità di controllo, fra cui età, disabilità, situazione economica sfavorevole, carestia, calamità o discriminazione.

Questa definizione si basa sul presupposto che fame e malnutrizione sono causate non solo dalla mancanza di cibo disponibile, ma anche da povertà, disparità di reddito e mancanza di accesso ad assistenza sanitaria, istruzione, acqua pulita e condizioni di vita igieniche. Viene anche riconosciuto il principio secondo il quale tutti i diritti umani sono interconnessi e interdipendenti. Ciò significa che il diritto all’alimentazione non può essere realizzato isolatamente rispetto agli altri diritti dell’uomo, come il diritto all’istruzione, al lavoro, alla salute o alla libertà di riunione e associazione.

Il diritto all’alimentazione viene sempre più integrato all’interno delle legislazioni e costituzioni nazionali, e sono molti i casi nei tribunali di tutto il mondo dove si sostiene e si fa rispettare questo diritto o alcuni suoi aspetti. Eppure, nonostante i progressi realizzati in determinati settori, a 59 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il diritto all’alimentazione deve ancora diventare realtà per 854 milioni di persone.

Diritti dell’uomo e sviluppo

Si riconosce sempre più che diritti dell’uomo e sviluppo sostenibile si rafforzano reciprocamente. I diritti dell’uomo si basano sul valore intrinseco di ogni essere umano. Concretizzare i diritti umani per tutti è un obiettivo primario in sé. Lo sviluppo non è un fine in sé, ma punta anche a promuovere diritti e libertà. I diritti umani possono contribuire a favorire la crescita e a garantire la sostenibilità a lungo termine dello sviluppo. Le persone per le quali il diritto all’alimentazione si trasforma in realtà sono più produttive e investono maggiormente in strategie a lungo termine di produzione di mezzi di sussistenza. I diritti dell’uomo aggiungono una dimensione qualitativa alle strategie di sviluppo, offrendo ai più poveri la possibilità di partecipare attivamente alla società, di cercare di rimediare alle violazioni dei loro diritti e di far assumere ai governi la responsabilità dell’uso delle risorse pubbliche disponibili.

Il diritto all’alimentazione e la sicurezza alimentare

Un approccio basato sul diritto all’alimentazione integra le considerazioni in materia di sicurezza alimentare su disponibilità, accesso, stabilità ed utilizzo, con gli aspetti relativi a dignità umana, accettabilità culturale e possibilità di agire tramite la partecipazione, la non discriminazione, la trasparenza e la responsabilità. Questo permette ai singoli, soprattutto a coloro che soffrono la fame e agli emarginati, di cercare attivamente misure per concretizzare il loro diritto all’alimentazione, e al tempo stesso di esigere che i governi si assumano le loro responsabilità riguardo agli impegni presi in materia di sicurezza alimentare. Grazie a questo approccio, le persone diventano soggetti beneficiari di diritti anziché semplici oggetti destinatari di assistenza.

Il diritto all’alimentazione: un obiettivo da raggiungere

Gli stati hanno il dovere primario di realizzare il diritto all’alimentazione. Devono intraprendere azioni, nella misura massima delle risorse a loro disposizione, per assicurare progressivamente il pieno godimento del diritto di ogni persona ad un’alimentazione adeguata, senza discriminazioni di alcun genere. Sono tre gli obblighi da adempiere: gli stati devono rispettare l’accesso esistente della loro popolazione al cibo ed evitare misure che impediscano tale accesso; devono proteggere il diritto all’alimentazione da violazioni di terzi con misure che impediscano a imprese o individui di privare gli altri dell’accesso ad un’alimentazione adeguata; gli stati devono infine garantire il diritto all’alimentazione facilitando la capacità dei singoli di accedere al cibo con i loro mezzi e provvedendo per coloro che non sono in grado di assicurare la propria alimentazione.

Per esempio, gli stati dovrebbero seguire un approccio “a doppio binario” (“twin-track”), che da un lato cerchi di rafforzare la produttività e la creazione di mezzi di sussistenza, e dall’altro punti a costruire reti di sicurezza sociale per chi non è in grado di provvedere a sé stesso. Questo approccio dovrebbe essere completato da misure destinate a rafforzare la capacità degli individui di partecipare ai processi decisionali e di sviluppo attraverso un’istruzione ed una formazione appropriate, promuovendo la tolleranza, ma anche sviluppando e rafforzando le strutture istituzionali.

Sebbene solo gli stati abbiano l’obbligo legale di attuare i diritti dell’uomo, tutti i membri della società – individui, organizzazioni della società civile, ONG e settore privato – sono responsabili riguardo al diritto all’alimentazione, nel caso in cui le loro attività possano avere un impatto sul libero esercizio altrui di tale diritto. In particolare, le organizzazioni della società civile e le ONG sono fattori importanti per l’attuazione delle politiche e dei programmi statali: esse assistono le popolazioni nel trasformare in realtà il diritto all’alimentazione anche con attività di divulgazione delle informazioni, consulenza legale e formazione.

Con il Vertice mondiale sull’alimentazione del 1996 è stato sottoscritto un impegno globale per dimezzare entro il 2015 il numero di coloro che soffrono la fame e dei malnutriti. Anche la Dichiarazione del Millennio fissa un’agenda basata sui diritti umani per ridurre la fame. Oggi, molte organizzazioni internazionali e agenzie di sviluppo, con la FAO e altre agenzie ONU in prima linea, valutano l’impatto delle loro attività sui diritti umani, promuovono politiche e progetti che producono un impatto positivo sulla realizzazione del diritto all’alimentazione, evitando quelli che potrebbero avere un impatto negativo. Esse sono organizzazioni che sostengono attivamente anche la realizzazione del diritto all’alimentazione a livello nazionale. Le Linee guida sul diritto all’alimentazione contengono i principi concordati e le indicazioni pratiche indispensabili per la realizzazione del diritto all’alimentazione da parte degli stati. Le Linee guida dimostrano come le varie agenzie che si occupano di sicurezza alimentare possano lavorare in modo coordinato con la totale partecipazione di tutte le parti interessate.

Garantire ad ogni bambina, bambino, donna o uomo un’alimentazione adeguata e permanente non è solo un imperativo morale con un alto ritorno economico: è la realizzazione di un diritto umano fondamentale.

 
Tema della GMA 2008

La Sicurezza alimentare mondiale: le sfide del cambiamento climatico e della bioenergia


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